17 Maggio Mag 2016 1213 17 maggio 2016

Gomorra nocivo? Il problema è altrove

Così Cristiana Dell'Anna, interprete di Patrizia nella serie Sky, risponde alle accuse di chi considera diseducativo il prodotto tivù. «Oppure facciamo vedere solo cartoni animati». La nostra intervista.

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Cristiana Dell'Anna

Da un ruolo doppio in Un posto al sole, quello delle gemelle Cirillo, all'exploit nella seconda stagione di Gomorra. Grazie a un piccolo fallimento. Cristiana Dell'Anna, classe 1985, aveva già tentato di entrare nel cast della serie liberamente ispirata al libro di Roberto Saviano, facendo un provino per una piccola parte. Fu scartata, e fu una fortuna. Se fosse stata presa allora, oggi non avrebbe potuto vestire i panni di un personaggio molto più determinante per le vicende di Ciro, Genny e don Pietro. Quello della capo commessa Patrizia Santoro.

D: Come descriverebbe il personaggio che interpreta in Gomorra?
R: Come una donna giovane, forte e molto coraggiosa. Che scopre la sua natura oscura quando, posta nell'ambiente sbagliato, si trova a dover compiere scelte di cui non si credeva capace.
D: Tra i protagonisti di Gomorra non esiste un personaggio positivo. Calandosi nei panni di Patrizia è riuscita a scorgere una scintilla di speranza o redenzione?
R: Senza quella speranza il personaggio crolla. Qualsiasi personaggio crolla. Nessuno può essere ridotto al solo male o al solo bene. Certo non esiste positività nei personaggi di Gomorra, ma questo è frutto di un percorso, di sentimenti conflittuali che lottano, sempre. Anche se alla fine, prevalendo l'oscurità, ognuno è condannato ad una vita infernale e quindi fondamentalmente è una persona 'finita'.
D: Che differenza c'è tra la Napoli di Gomorra e quella di Un posto al sole?
R: Sono due prodotti così distanti tra loro. Impossibile fare un confronto. Dico solo che con Un posto al sole il pubblico è più invogliato a ridere. Quando vedi Gomorra sei obbligato a pensare.
D: Chi ha visto le prime puntate della seconda stagione sostiene che Gomorra non racconta più solo Napoli, ma i mali dell'Italia intera. È d'accordo?
R: Bisognerebbe capire cosa intendono. Non mi sento di prendere posizioni troppo generiche, sarebbe un errore. È di sicuro il racconto di un male che allunga i suoi tentacoli anche oltre oceano. Ci riguarda tutti ed è bene conoscerlo.

D: Nella prima stagione donna Imma era un personaggio femminile molto potente, sostenuto anche dall'interpretazione di Maria Pia Calzone. Ha avvertito una certa pressione psicologica dovendo, in un certo senso, prendere il suo posto?
R: Né io né Cristina Donadio prendiamo il posto di donna Imma, ma riprendiamo le fila del discorso da dove è stato lasciato vestendo i panni di personaggi completamente nuovi. Da attrice non sento mai la pressione psicologica di personaggi che non ho interpretato, come non temo quelli che interpreto. Non funziona mai così.
D: E come funziona?
R: Ti impegni a delineare al meglio le sfumature psicologiche di un personaggio, affinché compia il suo dovere nella narrazione della storia che lo contiene. È un lavoro a volte faticoso, ma splendido.
D: Com'è stato il rapporto con l'altra new entry, Cristina Donadio?
R: Cristina non è solo un'attrice dotata, ma una persona squisita. Le giornate di set con lei sono state cosi piacevoli. Con lei si riesce a costruire, demolire se necessario, e ricostruire da capo la scena, senza il minimo sforzo. Mi piacerebbe reincontrarla su altri set, su altre storie.
D: Lei è di Napoli. Che percezione ha avuto della camorra?
R: Ho la fortuna di avere una famiglia che mi ha amata e protetta, educandomi alla cultura e facendomi crescere curiosa del mondo e delle alternative che propone. Certo ho forse fatto esperienza della depressione sociale causata dalla presenza della camorra sul territorio. Questo mi ha spinta a cercare le mie risposte oltre Napoli.
D: Dove poi è tornata.
R: Sì, una volta pronta a capirla meglio. Oggi vedo una terra meravigliosa che ancora sanguina, ma sento che desidera coagulare e mi piacerebbe, col mio lavoro, dimostrare che si può. Che una via d'uscita c'è sempre.
D: Che tipo di affinità e differenze percepisce tra realtà e finzione?
R: Da quello che leggo e quel poco che so, beh, purtroppo la realtà supera la finzione.
D: Gomorra è un racconto nerissimo, raccontato tutto dal punto di vista del 'male' e quindi senza speranze. Ma nel mondo reale quali iniziative si possono intraprendere per combattere la camorra?
R: Io credo fortemente nell'educazione, nella formazione. Finché non si sottraggono ragazzini alla strada, alle grinfie della camorra, finche non si mostra loro l'alternativa, finché tutto ciò che conta è avere il telefonino senza sapere nulla di Primo Levi o Victor Hugo o Umberto Saba l'impresa è più difficile. Formazione, formazione, formazione. Ricostruire la scuola da capo. Ritornare a sognare. Ricostruire una piramide di valori distrutta dalle leggi del consumismo più sfrenato.
D: Ogni volta che in tivù arriva un prodotto che racconta le storie di criminali, c'è chi grida al rischio di emulazione di modelli negativi da parte dei più giovani. Che cosa risponde a queste critiche?
R: Che se cosi fosse, il problema non è nel prodotto tivù, ma altrove. Altrimenti potremmo risolvere il problema facendo vedere a tutti solo cartoni animati... che dice?
D: Dico che sono d'accordo con lei. Gomorra e Un posto al sole a parte, quali sono i suoi prossimi progetti in cantiere?
R: Per scaramanzia, meglio non parlarne.

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