16 Maggio Mag 2016 1253 16 maggio 2016

«The Voice? Non lo guardo più»

A tu per tu con Suor Cristina, vincitrice del talent, che però non segue in tivù. Tanti gli impegni musicali, anche in giro per il mondo. Sul diaconato femminile: «È nel dna di ogni consacrata».

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suor cristina

Lunedì 16 maggio è il giorno della seminale di The Voice of Italy. Otto i concorrenti rimasti in gara e altrettanti gli artisti ospiti della serata su RaiDue: Alessio Bernabei, Annalisa, Baby K, Rocco Hunt, Lorenzo Fragola, Giusy Ferreri, Benji & Fede e gli Zero Assoluto. Attesa anche la britannica Jasmine Thompson in un'esibizione corale insieme ai semifinalisti.

FAMOSA IN GIAPPONE
L’obiettivo di The Voice of Italy è scovare, far crescere e lanciare i futuri fenomeni della musica nostrana, ma i vincitori delle precedenti tre edizioni non hanno avuto un grande successo discografico. Tutti, però, si ricordano di Suor Cristina, la religiosa che ha trionfato nel 2014. Componente del team J-Ax, dopo la fine del programma ha inciso con la Universal l'album Sister Cristina, uscito anche in Giappone, e fatto uscire due singoli, tra cui la cover di Like a Virgin, celebre hit di Madonna. A Natale 2014 ha ha partecipato al Concerto di Natale in Vaticano e da dicembre 2015 ha fatto parte del cast di Sister Act al Teatro Brancaccio di Roma. Insomma, Suor Cristina si sta togliendo diverse soddisfazioni artistiche, come racconta a LetteraDonna: «Ogni giorno ricevo inviti da tutto il mondo per testimoniare la mia fede attraverso la musica».

DOMANDA: Da The Voice of Italy a Sister Act: com'è stata l'esperienza nel musical?
RIPOSTA: La definirei splendida. Un'esperienza destinata a segnare per sempre il mio percorso artistico e umano. Tutti mi hanno regalato qualcosa di speciale: il regista Saverio Marconi, Alessandro Longobardi, Carlo Buttò e Viola Produzioni, così come l’intera compagnia, compresi i fonici, i tecnici e tutte le persone che hanno lavorato con passione per allestire lo spettacolo.


D: 'Sister Cristina' però non ha intenzione di fermarsi. Scorrendo la sua pagina Facebook si può vedere come sia stata di recente in Lituania, e prima ancora in Giappone.
R: Sì, la storia di Sister Act è quasi la traduzione del mio evangelizzare e del desiderio che ho nel cuore di trasmettere la fede attraverso la musica. Mi capita spesso di partecipare ad eventi all'estero in cui posso testimoniare di aver incontrato l’amore di Dio, l'amore per eccellenza, attraverso la musica.
D: Ha avuto tempo per seguire The Voice of Italy?
R: Non guardo molto la televisione e non sto seguendo la nuova edizione del talent show. Comunque porto dentro di me il ricordo di un'esperienza straordinaria. E straordinario è anche vedere come Dio riesca a scuotere i cuori di così tante persone attraverso un semplice canto.
D: Immagino però non si sia persa l'apertura di papa Francesco sul diaconato femminile (leggi qui l'intervista a Suor Paola). Un bel segnale di apertura.
R: Mi piace l'atteggiamento di questo papa, che non chiude mai la possibilità di dialogo e confronto su qualunque tematica. Nello specifico, credo e sento che la diaconia faccia già parte del dna di una donna consacrata che da sempre si pone al servizio totale della Chiesa.

D: Provi a sbilanciarsi un po': trova che la Chiesa sia maschilista?
R: Onestamente non ho questa sensazione, credo invece fermamente che la Chiesa sia una madre e una sposa.
D: Ma lei è favorevole al sacerdozio femminile?
R: Le rispondo citando le parole di San Paolo nella Lettera agli Efesini: «A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo». Siamo tante membra, ognuna con i proprio doni, e tutti insieme formiamo un solo corpo, la Chiesa.
D: Allora Suor Cristina non sogna di poter un giorno celebrare la messa?
R: No, credo che partecipare intensamente all'eucarestia sia già un'esperienza sublime.

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