16 Maggio Mag 2016 1611 16 maggio 2016

Memorie di una schiava dell'Isis

Sara è una 27enne yazida rapita, resa prigioniera e venduta dallo Stato Islamico. Liberata dopo un anno e mezzo di reclusione, ha raccontato la sua esperienza fatta di soprusi, terrore e umiliazioni.

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Sara, yazida di 27 anni ed ex schiava dell'Isis, ha raccontato il calvario che ha vissuto a Le Journal du dimanche. Dopo un anno e mezzo di prigionia, ha trovato rifugio in Kurdistan. È stata liberata a fine marzo, tramite uno scambio di prigionieri di Daech detenuti dai combattenti curdi del PKK.

UN VERO INFERNO
Catturata, separata dal marito, venduta, ha consegnato un quaderno sul quale ha riportato tutte le sofferenze e molestie subìte durante il periodo di schiavitù. Quello che dice di aver vissuto sembra l'inferno dantesco. «Bevevamo l'acqua del bagno. Eravamo come morti, non potevamo fare altro che piangere. I bambini impazzivano, si mordevano le braccia», ha affermato.

VENDUTA AL MERCATO
Tutto è iniziato ad agosto 2014, quando la città di Sinjar, dove Sara viveva insieme a suo marito e ai suoi sei figli, è caduta nelle mani dell'Isis. Per circa un anno, hanno vissuto sotto il controllo degli jihadisti fino al giorno in cui questi hanno deciso di vendere 700 yazide al 'mercato': Sara era una delle donne prescelte.

TRA SCHIAVITÙ SESSUALE E BOMBARDAMENTI
La donna ha raccontato il modo in cui i terroristi 'trattavano' la vendita delle yazide. Ricorda un uomo, un po' obeso, con la barba, bassino, che voleva comprarla. Alla schiavitù sessuale, si aggiungeva l'esposizione a violenti attacchi militari. Le donne schiave vivevano nel seminterrato di un edificio in prima linea sotto i bombardamenti. Le condizioni di vita erano deplorevoli. Dopo aver vissuto soprusi e umiliazioni, Sara è finalmente libera. Ma lei, come le sue compagne, non ha mai più visto né sentito suo marito.

IL TENTATIVO DI GENOCIDIO 
Il tentativo di genocidio contro la popolazione yazida da parte dello Stato islamico è riconociuto dal Parlamento Europeo da febbraio 2016.

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