13 Maggio Mag 2016 1722 13 maggio 2016

L'Eurovision ai tempi dei Jalisse

Osannati dal pubblico, poi dimenticati. Ricordi, progetti e talent show: intervista al duo che nel 1997 conquistò il successo a Sanremo con Fiumi di Parole prima di partecipare al celebre show europeo.

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Jalisse Sanremo 1997

Sono diventati famosi in un lampo nel 1997 e con la stessa velocità sono spariti dalle scene musicali, ma tutti si ricordano di loro o li hanno citati almeno una volta nella vita.
Sono i Jalisse, che in quell’anno arrivarono primi al Festival di Sanremo con Fiumi di parole, vittoria che si rivelerà tra le più discusse della storia dell'Ariston (suscitò molte polemiche la somiglianza del brano con Listen to Your Heart dei Roxette). Il duo, formato da Fabio Ricci e Alessandra Drusian, coppia anche nella vita, si dedica ora alla musica a pieno ritmo preparando un progetto che vuole far rivivere le più belle canzoni di Sanremo, il Festival che li ha portati al successo prima di dimenticarsi di loro.

I JALISSE ALL’EUROVISION
Molti forse non sanno che in quel fatidico ’97 i Jalisse parteciparono di diritto anche all’Eurovision Song Contest (leggi qui dell'edizione 2016), che si teneva a Dublino «in un’atmosfera fantastica, surreale», dove si classificarono quarti. Ci furono poi diverse polemiche per quel posto, perché pare che la Rai non volesse farli arrivare primi per non dover organizzare il costoso evento a Roma l’anno successivo. Quella, tra l’altro, fu anche l’ultima edizione in cui partecipò l'Italia, almeno fino al 2011, anno in cui siamo tornati in gara con Raphael Gualazzi. Nei Jalisse sono però ancora vivi i ricordi di quello «show spettacolare e grandioso» che li fece conoscere anche all’estero e permise a Fiumi di parole di conquistare il pubblico europeo.

I Jalisse continuano a suonare e a produrre musica anche oggi.

DOMANDA: Che esperienza è stata quella dell'Eurovision?
RISPOSTA: Fantastica! In Grafton Street a Dublino ci fermavano tutti, dicendo che il brano era bellissimo. Molte delegazioni avevano fatto una traduzione spontanea del brano, in spagnolo, in francese, in inglese. Indimenticabile.
D: Che atmosfera si respirava?
R: Magica, irreale. Eravamo nella splendida terra irlandese degli U2, al Point Theatre di Dublino, con tanti musicisti e amici di lingue diverse.
D: Siete arrivati quarti, ma è vera la polemica sulla vostra posizione in classifica?
R: Noi sappiamo solo che non è mai stata fatta chiarezza, anche se su questo tema c’è un’ intervista sul web di Ettore Andenna (che gli è costata cara) e un'altra del giornalista e storico Gigi Vesigna. La Rai poi in quegli anni non volle più tornare all’Eurovision e questo fece sorgere molti altri dubbi. In una nota poi lessi che l'Ufficio Stampa Rai ammetteva l'alto costo di organizzazione dell'evento nel caso venisse realizzato in Italia.
D: Quest’anno state seguendo l'Eurovision?
R: No, purtroppo siamo molto impegnati, ma recupereremo presto sul web.
D: Qual è secondo voi la forza di questo spettacolo che piace così tanto all’Europa?
R: Quando noi osannavamo l'Eurovision per la grandezza dello spettacolo e la sua alta visibilità, non ci credeva nessuno. Oggi sicuramente è migliorato anche nella regia, nella scenografia e sembra di vedere un videoclip dal vivo. Rappresenta la promozione musicale e anche l'aspetto etnico-sociale di ogni Paese partecipante. Questo è molto bello e affascinante.

Una rara foto dei Jalisse all'Eurovision 1997.

Bonni

D: Quindi, che fine hanno fatto i Jalisse?
R: I Jalisse sono persone tra le persone, con il privilegio di fare musica e di comunicare le proprie emozioni. Sono una coppia di «Indiani», nativi artigiani della musica, con arco e frecce fin dal 1997 ai tempi di Sanremo, che continua a fare musica indipendente, nel loro piccolo, con passione e professionalità.
D: A cosa state lavorando?
R: A diversi progetti artistici. Non avendo una gestione esterna possiamo scegliere le collaborazioni e gli incontri e stiamo facendo cose per noi stimolanti.
D: Ad esempio?
R: Abbiamo fatto diverse cose, come l'esperienza con la Professoressa Rita Levi Montalcini, che per noi nel 2006 ha scritto il testo del brano Linguaggio Universale. Poi abbiamo collaborato con il poeta italo-iracheno Younis Tawfik e con i detenuti del carcere di San Vittore per la Fondazione Mike Bongiorno. Abbiamo anche partecipato all’iniziativa Cantautori nelle Scuole, per mettere in luce la creatività dei giovani studenti.
D: Il vostro brano più recente qual è?
R: Si chiama Faro de Estrellas, è nato dal concorso Light Song Contest per l'Anno Internazionale della Luce 2015 patrocinato da Unesco con immagini della NASA per il mercato estero. Al momento poi stiamo provando il live dedicato alle canzoni di Sanremo con arrangiamenti inediti e saremo a Catania, onorati di essere testimonial di Telethon Sicilia.
D: Nel bene o nel male, i Jalisse se li ricordano tutti. Siete comunque contenti di questo risultato?
R: Non ci piace la massima del «bene o male». I Jalisse non hanno fatto del male a nessuno e se fosse accaduto, sarebbe stato involontario. Esigiamo rispetto e ci rimproveriamo se non ne abbiamo dato abbastanza. Ci riteniamo persone serie, professionali, appassionate e rispettose per la musica e per il pubblico che ci segue. Sapere che qualcuno ci ascolta è un privilegio altissimo.

I Jalisse hanno vinto il Festival di Sanremo nel 1997.

D: Che ricordi avete di quel 1997?
R: Belli e brutti, ma ben stipati nei cassetti della memoria.
D: Cosa è andato storto?
R: Un attacco indecente, strumentalizzato. Eravamo e siamo una piccola realtà di artisti e produttori indipendenti della nostra musica. Abbiamo vinto grazie al pubblico e ci sono testimonianze scritte, altro che Fiumi di menzogne.
D: Alessandra ha anche partecipato a The Voice of Italy, come avete vissuto quell’esperienza?
R: Ale è stata una grande! (dice il marito Fabio, ndr). Qualcuno si aspettava la disperazione di una donna e della sua fragilità. Lei invece ha dimostrato che non ci sono giochi o strategie: quando una persona è vera e non ha niente da nascondere affronta in faccia il vento, anche quando è troppo pungente.
D: Quindi nessun rimpianto?
R: No, ma su una cosa ci interroghiamo ancora: Raffaella Carrà si è scusata per non essersi girata, ma tra gli autori del programma c'era anche Sergio Japino, suo compagno storico. Raffaella davvero non sapeva che Alessandra dei Jalisse fosse lì?
D: Pensate che ci potrebbe essere ancora un posto per i Jalisse nella musica in Italia?
R: Calcolando che il prossimo anno Fiumi di Parole diventerà un evergreen, compiendo 20 anni, crediamo di non aver mai lasciato la musica in Italia. Noi continuiamo a fare la nostra musica, in italiano e in lingue diverse; chi ci vuole ascoltare sa dove trovarci.
D: Che progetti avete?
R: Intanto stiamo promuovendo il tour dedicato alle canzoni di Sanremo più belle di sempre con una produzione musicale di arrangiamenti elettropop e hip hop molto particolari. Poi lavoriamo su nuovi brani e su progetto per i locali in inverno. La tribù dei Jalisse non si ferma, apre nuove amicizie.

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