3 Maggio Mag 2016 1855 03 maggio 2016

1600 km a seno nudo contro il cancro

Paulette Leaphart ha deciso di affrontare un lungo viaggio a piedi in topless affinché l'opinione pubblica abbia una consapevolezza maggiore sul tema del cancro. Mostrando le cicatrici della mastectomia.

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Camminare 1600 chilometri a petto nudo per le strade d'America, da Biloxi a Washington, mostrando con orgoglio le cicatrici della mastectomia. È questo la nuova sfida di Paulette Leaphart, la donna statunitense che ha partecipato a Lemonade, l'ultimo album di Beyoncé, e che ora ha come obiettivo raccogliere fondi per dare vita a una fondazione dedicata a tutte quelle persone che hanno combattuto contro il tumore.

IL LUNGO VIAGGIO
L'avventura di Paulette è cominciata il 1° maggio e la sua conclusione è prevista per il 27 giugno, giorno in cui arriverà nella capitale americana. La donna, accompagnata dalle figlie, sta girando un video che racconterà la sua impresa e sarà intitolato Scary Story. Beyoncé ha accettato di percorrere un miglio insieme a lei. Paulette ha dovuto affrontare il cancro due volte. Prima assistendo alla morte della cugina nel 2013, colpita da un tumore al seno, e poi, lo stesso anno, scoprendo di esserne stata colpita a sua volta (a Fox News ha raccontato che è stato Dio, nel sonno, a sussurrarle di fare una mammografia).

CELEBRARE LA VITA
I segni di quella battaglia Paulette li ha incisi sulla pelle, e vuole che il mondo li veda e prenda coscienza degli effetti devastanti che può avere il tumore. «Lo faccio per mostrare la mia empatia e la mia compassione per tutti quelli che hanno perso una persona cara a causa di questo male. Camminerò per 1000 miglia per le donne che hanno perso tutto durante la cura. Per il legame comune che unisce tutti i combattenti. Camminerò a seno nudo attraverso il paese, per me stessa e per gli altri. Camminerò per celebrare la VITA!».

UN TABÙ PER GLI AFROAMERICANI
Ma l'impegno di Paulette è rivolto anche alla comunità afroamericana, che nelle parole della donna appare come particolarmente chiusa nei confronti di questo tema, quasi come se il tumore al seno fosse un tabù. «Mi faceva arrabbiare che noi, in quanto donne di colore, dovessimo tenerci tutto dentro, senza voler far sapere nulla agli altri. Come se fosse colpa nostra. Dobbiamo dire basta».

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