29 Aprile Apr 2016 1253 29 aprile 2016

Ri-nata per vincere

Nel 2011 Veronica Plebani ha contratto la meningite, che le ha portato via le falangi di mani e piedi. Oggi è la paracanoista azzurra più forte. Ma anche la testimonial di una onlus che aiuta i giovani amputati.

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Veronica Yoko Plebani, paracanoista azzurra

Il 27 aprile 2011 Veronica Plebani era un'adolescente di Palazzolo sull'Oglio, in provincia di Brescia, che fin dall'infanzia praticava numerose discipline sportive. Trascorrono cinque anni e, a fine aprile 2016, è la più forte canoista italiana della sua categoria. Sembra la 'normale' storia di un'atleta di successo, ma Veronica quel maledetto 27 aprile è stata colpita da una meningite fulminante batterica di tipo C, che le ha portato via le falangi di mani e piedi, oltre a provocarle numerose ustioni. Ma le ha anche dato qualcosa: «La malattia mi ha insegnato a sfruttare al massimo ogni occasione». E la prossima è davvero ghiotta, perché Veronica è una delle atlete di punta della spedizione italiana ai Giochi paralimpici di Rio 2016, in programma dal 7 al 18 settembre: «In Brasile spero di arrivare in finale e giocarmela», confida a LetteraDonna.

DOMANDA: Il 27 aprile 2011 è una data importante per lei. Cosa ricorda di quel giorno?
RISPOSTA: Sono sempre stata cosciente, ero sedata ma sveglia. Ma non capivo, i medici erano evasivi. La mia unica preoccupazione, si figuri, era la vacanza studio che avrei dovuto fare a luglio. Volevo solo stare un po' in costume. Poi ho visto la storia di Beatrice 'Bebe' Vio in tivù e ho capito che ci era successa la stessa cosa.
D: Quanto è rimasta in ospedale?
R: Più di quattro mesi. Ho perso tutta l'estate, non un anno di superiori, proprio l'estate (ride, ndr)!
D: A novembre però era già a New York. È vero che ha fatto la maratona?
R: No, il giorno precedente ho però partecipato al New York City Marathon Saturday: ho percorso cinque chilometri in carrozzina e gli ultimi metri camminando. Ero con la famiglia e gli amici, si sono commossi tutti. È stata una bella sfida, considerando che fino a poco tempo prima ero in ospedale.
D: In quei primi mesi ha conosciuto l'associazione art4sport.
R: Sì, è una onlus ispirata alla storia di Beatrice Vio. Aiuta i giovani che hanno subito amputazioni e con il desiderio di fare sport nonostante tutto. Come testimonial vado nelle scuole per eventi di sensibilizzazione. Credo che sia importante far capire che la pratica sportiva è accessibile a tutti.
D: Oggi gareggia in kayak e sullo snowboard. Praticava queste discipline anche prima della meningite?
R: Facevo sport ma non a livello agonistico, oltre alla danza. Andavo già sullo snowboard, passione che mi hanno trasmesso mamma e papà. Invece ho scoperto solo dopo il kayak, ma è stato facile iniziare: abito a 200 metri dal fiume Oglio, dove c'è un bel club di canoisti.
D: Come snowboarder ha già partecipato alle Olimpiadi, quelle invernali di Sochi 2014. Com'è andata?
R: In generale è stata una bella esperienza, anche se sono arrivata undicesima su dodici e solo perché l'ultima è caduta (ride ancora, ndr). Ma non ero molto preparata. Invece a Rio 2016, i Giochi olimpici estivi, quelli 'veri', voglio fare risultato.

D: In che categoria gareggerà?
R: Nella K1 200. Spero di riuscire a fare la gara che so di poter fare. Insomma, punto al podio.
D: Speranza fondata, visto che si presenta a Rio 2016 da plurimedagliata.
R: Sì, sono campionessa italiana in varie categorie. A Brandeburgo nel 2014 ho vinto il titolo europeo e nello stesso anno mi sono aggiudicata anche la Coppa del Mondo. Prima di Rio de Janeiro ci sono però i Mondiali di paracanoa, in programma a Duisburg dal 17 al 22 maggio.
D: Che atmosfera si respira nel villaggio olimpico?
R: A Sochi, in Russia, l'ambiente era un po' grigio ma si sentiva nell'aria che non eravamo lì per fare delle semplici gare internazionali, ma le Olimpiadi. Rio de Janeiro sarà invece un'esplosione di colori. Il campo gara della canoa è la Lagoa Rodrigo de Freitas, una laguna proprio dietro a Ipanema, quando invece di solito noi del kayak gareggiamo sperduti in mezzo al nulla. Avremo il Cristo Redentore proprio sopra di noi!
D: Immagino ne approfitterà per andare un po' al mare.
R: Certo, ma solo dopo le gare, prometto.
D: Va bene. Mi può dire quali sono gli atleti paralimpici italiani che dovremmo tenere d'occhio?
R: Sicuramente la nostra portabandiera Martina Caironi, oro a Londra 2012 nei 100 metri piani. Farà scintille. Poi 'Bebe' Vio, molto quotata a livello internazionale. E non lo dico solo perché sono grande amica di entrambe.
D: Ha una sportiva a cui si ispira?
R: A dire il vero no. Ma adoro Lisa Carrington (oro ai Giochi olimpici di Londra, ndr). Se devo avere un modello, tanto vale che sia la canoista più forte di tutte.

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