29 Aprile Apr 2016 1652 29 aprile 2016

La sua vita è una coreografia

Erica Brindisi è una ballerina affetta da sclerosi multipla, famosa per aver portato sul palco la malattia. «Ero legata all’idea di perfezione, poi ho capito che anche con l'imperfezione potevo comunicare».

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«Non potrò più danzare», ha pensato Erica Brindisi, avvocato e ballerina di origini foggiane, quando nel 2006 ha scoperto di avere la sclerosi multipla. Ma si sbagliava, come scoprirà lei stessa più tardi.
Da punto debole a punto di forza, la malattia è stata ciò che l’ha portata a fare «cose che altrimenti non avrei fatto». Con il suo spettacolo SMania di vivere, per esempio,è arrivata fino al Principato di Monaco in cinque anni di repliche. Ci ha raccontato la sua vita nella Giornata internazionale della danza. Dal 1982 l’Unesco ha scelto, infatti, il 29 aprile per festeggiare una delle arti più diffuse. In questo giorno del 1727 nasceva Jean-George Noverre, coreografo francese e creatore del balletto moderno.

DOMANDA: Erica, cos’è la danza per lei?
RISPOSTA: Per me significa rimanere attaccata a quello che sono. Sarebbe impensabile una vita senza la danza. Quando vado in giro, anche un movimento casuale di una persona mi fa venire in mente una coreografia.
D: Ci racconti di quando ha scoperto la malattia.
R: Avevo difficoltà nel movimento, all’inizio tutti pensavano a una rottura della caviglia dell’anno precedente. Poi, una volta fatta la risonanza magnetica, il quadro è stato subito chiaro.
D: E ha pensato che non avrebbe più potuto ballare…
R: Esatto. Il primo anno e mezzo ho avuto davvero problemi, stavo male, non si trovava la cura giusta. Poi una volta azzeccata la terapia, ho pensato: «Perché non dovrei riprendere a ballare?»
D: Perché no, appunto?
R: Venendo dalla danza classica ero legata all’idea di perfezione. Ma poi ho capito che anche con un movimento imperfetto potevo trasmettere molto. E così cominciai a pensare a uno spettacolo.
D: SMania di vivere, quello che l’ha resa celebre per aver portato sul palcoscenico la sclerosi multipla.
R: Sì, cercavo però qualcuno che facesse le musiche originali. Parlando con altri artisti, ho conosciuto Giuse Rossetti, che è diventato il mio compagno. E che ha fatto le musiche e i video della performance.
D: Avete così raccontato la convivenza con la malattia, ma anche la speranza, la passione…
R: Sì, abbiamo fatto repliche fino al 2015. Una parte del ricavato è andato in beneficenza.
D: E ora?
R: Ora mi sono abilitata alla DanceAbility, l’insegnamento della danza a normodotati e diversamente abili e ho una piccola classe a Soragna, un paesino del parmense.
D: Progetti per il futuro?
R: Vorrei realizzare un altro spettacolo. E sto pensando al matrimonio. Mi piacerebbe celebrarlo il 15 settembre, dato che in quel giorno nel 2006 ho scoperto di essere malata. Dopo dieci anni, mi piacerebbe che il 15 settembre diventasse l’anniversario di qualcos’altro.

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