27 Aprile Apr 2016 1902 27 aprile 2016

«Voleva essere un'attrice 'normale'»

Nel giorno in cui Moana avrebbe compiuto 55 anni, abbiamo incontrato Bruno Colella, l'unico regista che la scelse per recitare in un film non a luci rosse. In cui interpretava una pornostar come lei.

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Moana Pozzi

Se Moana Pozzi fosse ancora in vita oggi, il 27 aprile 2016, avrebbe compiuto 55 anni. Difficile pensare all’icona dell’erotismo (e pornostar più famosa di tutti i tempi) in versione donna di mezza età. L’uscita di scena a 33 anni per la sua morte, su cui aleggia ancora un velo di mistero, l’ha cristallizzata per sempre come icona di bellezza e sensualità. Non molti sanno che, oltre ai suoi tanti film porno, Moana è stata protagonista anche di un film «normale», come forse avrebbe voluto essere: un’attrice normale. Chi la conosceva bene, infatti, sapeva che il suo sogno nel cassetto era quello, che si è prestata all’hard solo per uscire dall’anonimato, contrariamente a quello che diceva in pubblico. Nel giorno del suo 'compleanno' abbiamo parlato con Bruno Colella, regista che ha diretto e scritto Amami , il film «normale» di Moana, in cui interpretava Anna Venturini, una ragazza che fa porno all’insaputa del padre.

DOMANDA: Amami, che è un film del 1992, è stato un grande successo all’estero. Mentre in Italia è passato inosservato.
RISPOSTA: Colpa anche probabilmente del titolo infelice. In inglese era Daddy don’t blesh, Papà non arrossire. In Italia invece è uscito con quel nome, che richiamava troppo il porno, invece non c’entrava nulla.
D: Ci racconti in breve la storia.
R: Moana interpretava se stessa, diciamo. E attraverso il linguaggio della commedia abbiamo fatto un affresco del mondo del porno.
D: Che tipo era Moana?
R: È difficile descriverla. Nessuno la conosceva bene. Era una persona molto schiva e misteriosa. Un po’ scollegata dalla realtà… Questo credo fosse il suo modo di proteggersi dal mondo dell’hard, che al di là di quello che ci vogliono fare credere, non era un mondo esaltante.
D: Molti dicono che si sia piegata a fare film pornografici nonostante quello non fosse il suo mondo.
R: Questo lo credo anch’io. Già con noi era imbarazzata per il fatto di ritrovarsi con una troupe e dei professionisti lontani dal mondo della luce rossa, che le ricordavano forse l’universo a cui lei avrebbe voluto appartenere e anche la sua estrazione alto-borghese.
D: Secondo lei quindi il porno è stata una seconda scelta?
R: Moana aveva tentato senza successo una carriera di attrice «normale» lavorando al fianco di Carmelo Bene, Giuliano Vasilicò e altri registi di prestigio.
D: Anche lì sul set di Amami c’erano grandi nomi.
R: Sì, il nostro direttore della fotografia era Blasco Giurato, che aveva appena vinto un Oscar con Nuovo cinema Paradiso, il mio co-sceneggiatore era Giovanni Veronesi, il montatore Mirco Garrone, quello di Marco Bellocchio e di Nanni Moretti. Presenze che aveva forse incontrato, sfiorato in passato, che la mettevano a disagio ricordandole il prezzo della sua scelta estrema, quella che lei raccontava come libera e gioiosa, ma che rappresentava a mio avviso qualcosa di simile a un fallimento.
D: Nel film Anna è un'attrice porno all’insaputa del padre. Quando lui la scopre si trincera in casa per la vergogna…
R: Ma la 'perdonerà' solo quando la vedrà apparire in tivù nei talk-show di successo... La tivù si sostituisce alla morale cattolica e lava tutto.

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