27 Aprile Apr 2016 1930 27 aprile 2016

Non è un Paese per cantanti liriche

Intervista a Emily De Salve, la transgender baritono che è stata esclusa da Italia's Got Talent. Nonostante i giudici avessero votato quattro 'sì'. Ecco che cosa è andato storto.

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Emily De Salve

Emily De Salve è stata la prima transgender italiana ammessa e poi diplomata al conservatorio. Originaria di Tuglie, durante la sua carriera ha fatto anche tappa al Teatro degli Arcimboldi, per un'esibizione davanti ai giudici di Italia's Got Talent che le ha lasciato però l'amaro in bocca: «Ho ricevuto quattro 'sì' ma la produzione mi ha contattata in seguito dicendo che non sarei andata avanti nella competizione. In Italia purtroppo va avanti la mediocrità». Ci sono state anche polemiche tra gli utenti di Youtube, tra chi le ha fatto i complimenti e chi invece ha approfittato dell'anonimato per offenderla sul web. Ma Emily De Salve va avanti per la sua strada: «Continuerò a impegnarmi per dare un'immagine diversa da quella della trans che fa l'escort, non siamo tutte come quelle dello scandalo-Marrazzo». LetteraDonna l'ha raggiunta per capire cosa non ha funzionato a Italia's Got Talent e per farsi raccontare qualcosa in più sul suo percorso artistico.

DOMANDA: Gli insulti ricevuti sul web l'hanno ferita?
RISPOSTA: Premetto che non sono abituata a ricevere insulti, perché io, da persona stimata e non esibizionista, vengo tratta bene da tutti. Dunque non mi hanno ferito, perché si tratta di solo di frasi stupide scritte per dispetto. E comunque sulla mia pagina di Youtube tengo solo i commenti positivi, gli altri li cancello (ride, ndr).
D: Lei ha scritto che a Italia's Got Talent è stata messa in onda una versione tagliata della sua esibizione.
R: Esatto, e anche la parte successiva, quando parlo con i giudici, è stata tagliata. Hanno fatto credere che mi sia commossa ma non è vero. A Luciana Littizzetto ho detto che è giusto che una transgender non debba per forza compiere atti di meretricio per vivere... ma questo non è stato mandato in onda. Idem per la parte in cui ho spiegato a Claudio Bisio come a teatro io rivesta ruoli maschili, come quelli di Belcore o Dulcamara ne L'elisir d'amore di Donizetti. Insomma, con tutti questi tagli il pubblico a casa non ha capito cosa sia davvero successo sul palco.
D: Un'altra cosa poco chiara è come lei possa aver preso quattro 'sì' e poi essere eliminata.
R: La produzione mi ha detto che la mia grande esibizione meritava di essere mostrata in tivù e ha dato la colpa dell'eliminazione alla giuria, che avrebbe ritenuto troppo tiepida la reazione del pubblico. Ma in Italia è così: facciamo le standing ovation per le stronzate, come le quattro battute di Lucrezia, la bambina che si è presa il Golden Buzzer. Poi mi raccomando, lamentiamoci se i teatri chiudono.

D: È vero che è stata costretta a cantare l'aria di Leporello del Don Giovanni?
R: Sì, sono stata obbligata dal maestro Fernando Fera, che reputo un incompetente quanto alla lirica. Avrei voluto cantare invece qualcosa dal mio repertorio di baritono, un'aria da I puritani, La Favorita, L'elisir d'amore o Un ballo in maschera. Ad ogni modo non si può contestare nulla alla mia esibizione, che è stata perfetta: eppure hanno detto che non c'è stata reazione da parte del pubblico. Ma questo è stupido, perché la lirica si ascolta proprio in silenzio.
D: C'è qualcos'altro che è andato storto?
R: Avrei gradito un altro trattamento da parte della produzione, magari un camerino personale per non stare in mezzo a cani e porci. Sono arrivata alle 8.30 del mattino e sono rimasta tutto il giorno a fare foto, ad esempio mentre mi truccavo o facevo esercizi di respirazione. Poi ho cantato quasi a mezzanotte quando ero molto stanca e senza voce. Nel teatro inoltre c'era troppa polvere e poco prima di me si era esibito un ammaestratore di capre che avevano lasciato una puzza insopportabile. E pensare che sono stati loro a contattarmi.
D: Può spiegare meglio?
R: Sono stata contattata dalla produzione, che mi ha chiesto di partecipare dopo avermi scoperto su internet. Già due anni fa avevo rifiutato, ma ci ho ripensato attirata dall'idea di esibirmi al Teatro degli Arcimboldi, inaugurato da Riccardo Muti con La Traviata. Così ho firmato un piccolo contratto per esibirmi a Italia's Got Talent.
D: Si è pentita della scelta?
R: Non proprio, però la lirica in un programma così non funziona. Dietro le quinte tutti mi hanno fatto i complimenti e si sono emozionati. Poi però mi hanno fatta fuori. La lirica sta bene nei teatri d'opera, dove trova un pubblico preparato.
D: C'è un lato positivo della sua esibizione a Italia's Got Talent?
R: Spero che il video giri il più possibile e che mi permetta di farmi conoscere e inserirmi in un ambiente, quello della lirica, dove contano soprattutto le raccomandazioni.

Emily De Salve durante il Rigoletto.

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D: Facciamo qualche passo indietro. Come è iniziata la sua carriera?
R: Ho studiato pianoforte e musica per molti anni, e nel 2006 ho partecipato all'esame di ammissione per il conservatorio 'Tito Schipa' di Lecce. Ma non sono stata ammessa perché nella commissione c'è chi ha avuto paura della mia diversità: avevo già 26 anni e da dieci avevo iniziato il mio percorso di transizione.  Ci ho riprovato tre anni dopo, quando la docente che mi aveva messo i bastoni tra le ruote era vicina alla pensione. Aveva perso il suo peso nella commissione, e così sono stata ammessa. Sono entrata al conservatorio come sopranista perché cantavo con la tecnica del falsetto rinforzato, mentre adesso sono baritono. E, lo scriva perché è assurdo, non è vero che ho fatto un intervento alle corde vocali per diventare soprano.
D: Riesce a vivere con la sua voce?
R: Senza un agente lirico è dura. I cantanti vengono chiamati per singoli ruoli e non lavorano nelle compagnie. Comunque vengo da un Rigoletto fatto al Teatro Politeama Greco di Lecce dove il mio Marullo è stato esaltato dalla critica, e il 2 maggio ho un'audizione per la Biennale Musica di Venezia. Tra i miei lavori del passato c'è il documentario Unique di Gianni Torres presentato al Bari International Film Festival, dove l'ospite d'onore era Mariela Castro, nipote di Fidel e attivista Lgbt.
D: A proposito, in Italia ci sono ancora troppi pregiudizi?
R: Nel nostro Paese c'è un'immagine delle transgender che non corrisponde alla realtà. Non tutte le trans si prostituiscono. Nella mia vita sono stata costretta a fare anche altro rispetto alla musica, lo ammetto. Però nel frattempo ho anche studiato e fatto tanti sacrifici. La situazione è difficile, perché se non c'è lavoro nemmeno per gli etero, figuriamoci per noi.
D: All'estero sarebbe più facile?
R: Credo di sì e per questo sto traducendo il mio curriculum in inglese e tedesco. In particolare in Germania vengono rappresentate diverse opere moderne con uomini travestiti da donna. È quasi una moda e cadrei a pennello. Ho la voce maschile e sono donna: scommetto che ci sarebbero registi disposti a fare carte false pur di lavorare con una già pronta come me.

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