27 Aprile Apr 2016 1354 27 aprile 2016

«Meno piste ciclabili e più sicurezza»

Simona Tagli si candida per Fratelli d'Italia al consiglio comunale di Milano. Critica con Pisapia, l'ex showgirl punta il dito contro gli immigrati che inquinano la città. Ecco la nostra intervista.

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Da soubrette della tivù italiana Anni '80 e '90 a parrucchiera, fino alla corsa a fianco di Stefano Parisi in direzione (spera) Palazzo Marino. È la parabola di Simona Tagli, candidata nelle liste elettorali per il consiglio comunale di Milano con Fratelli d'Italia. A fianco dei commercianti come lei, sogna una Milano del futuro «dove circolare più velocemente, perché il tempo è una ricchezza» e, guardando al passato, rimpiange una televisione che non c'è più, tra Drive In, Domenica In e Giochi senza frontiere: «Ho lavorato in un'epoca in cui chi andava in onda aveva ancora un nome e un cognome, mentre oggi ci sono titoli come velina o tronista. E le donne sono più penalizzate». Ma con LetteraDonna Simona Tagli ha parlato anche di Expo, dell'eredità di Pisapia e delle piste ciclabili, che non ama affatto.

Il volantino elettorale di Simona Tagli.

DOMANDA: Lei è stata un volto noto della tivù. Quando si è avvicinata alla politica?
RISPOSTA: Mi verrebbe da dire durante i sette anni vissuti a Roma, dove o si fa spettacolo o si fa politica. Come candidata invece è la prima volta: da qualche anno gestisco a Milano un salone di parrucchieri dedicato a mamme e bambini e dunque mi sono resa conto delle problematiche del tessuto urbano. Da qui l'idea di fare qualcosa per i commercianti e le mamme.
D: Si può dire che abbia tastato con mano l'umore degli elettori.
R: Sì, a Milano ci sono molte situazioni, penso alla burocrazia, alla microcriminalità e all'Area C, che dovrebbero essere risolte anche per dare una mano ai commercianti.
D: Stefano Parisi è l'uomo giusto per tutto questo?
R: Sì, perché anche se è romano è un manager molto capace che vive da anni a Milano. Sa come far quadrare i bilanci delle aziende e dunque può anche raggiungere l'obiettivo di far migliorare la città in poco tempo.
D: Lei si è candidata con Fratelli d'Italia. È sempre stata di destra?
R: S', ma di una destra pensante, al di là di quello che può credere la gente. Inoltre ammiro molto Giorgia Meloni, molto determinata come donna e mamma.
D: Secondo qualcuno il suo prossimo ruolo di mamma mal si concilierebbe con il ruolo di sindaco di Roma.
R: Allora, premetto che per me Silvio Berlusconi rimane sempre il numero uno, come persona, politico e imprenditore. Credo che abbia provato a proteggere il ruolo della mamma, che assorbe molte energie. È però anche vero che una donna con gli attributi riesce a fare tutto. E che non dovrebbe essere penalizzata se vuole avere ruoli manageriali. Mi viene in mente la figura di Luisa Spagnoli, che negli Anni '20 immaginò le donne al lavoro con i figli.
D: Di cosa avrebbe bisogno Milano?
R: Mi capita ogni giorno di rimanere imbottigliata nel traffico. La città dovrebbe viaggiare veloce. Invece è sempre congestionata, tra aree chiuse al traffico come Piazza Castello e i cantieri delle piste ciclabili. E questo danneggia i commercianti.
D: Non è l'unico problema che Parisi si troverebbe ad affrontare.
R: Quello principale è probabilmente la mancanza di sicurezza. Via Padova di sera è il Bronx e anche io a una certa ora mi chiudo dentro al negozio, anche se è in centro, perché non si sa mai. C'è troppa criminalità e ci sono pure i campi rom a peggiorare la situazione.
D: Sulla questione della case popolari agli stranieri come si schiera?
R: È tutto un problema di integrazione. Se gli immigrati lavorano e fanno parte del tessuto sociale va bene, ma se inquinano Milano con violenza e droga allora devono tornare a casa loro. Solo così una città diventa sana. In generale, credo che con così tanti italiani in lista di attesa e poche case libere, non sia giusto dare precedenza agli stranieri.
D: Tra le parole chiave della sua campagna elettorale c'è anche 'famiglia'.
R: Sì, perché una città sana è una città per le famiglie. Ma deve essere sicura: vorrei recuperare la figura del vigile di quartiere, quello che non dà solo multe ma che dà anche tranquillità ai cittadini.
D: Che città vorrebbe consegnare a sua figlia?
R: Una città a misura d'uomo. E questo non significa certo una città a misura di ciclista, bensì una Milano fatta di parchi, alberi, panchine, fermate del bus più agevoli, una città fatta di percorsi più snelli, più civile e meno distrutta di com'è adesso. Anche se rimane molto bella, nonostante tutto.
D: E invece che cosa lascerà l'amministrazione Pisapia?
R: Soprattutto tanti cantieri di piste ciclabili, che non sono un buon motivo per spendere soldi: Milano non è Amsterdam e l'Italia non è un Paese del Nord Europa. I cantieri non fanno altro che congestionare il traffico. Le bici a Milano sono un motivo di insicurezza, perché spuntano all'improvviso dove camminano i pedoni e viaggiano le auto. Sono state fatte tante piste ciclabili ma chi ha pensato ai commercianti? Non mi stupisco se la gente porta i soldi all'estero. Chi ha potuto l'ha fatto e chi è rimasto ormai lavora non per lasciare qualcosa ai figli ma per arrivare alla fine della giornata.
D: La città non è migliorata nemmeno con l'Expo?
R: L'evento non ha lasciato niente. I ristoratori hanno investito molto ma alla fine hanno lavorato solo quelli nei padiglioni. La città doveva trasformarsi ma non ci ho mai creduto e infatti è andata così. C'era solo una città morta dietro all'Expo, e non ha certo vissuto di questo grande evento, mediatico ma povero di contenuti.  Mi è sembrata una grande fiera di paese, con tutto il rispetto per le fiere di paese.
D: Un altro problema che le sta a cuore sono i maltrattamenti contro gli animali.
R: A Milano ci sono troppe persone senza cuore. E chi non ha rispetto per gli animali poi non lo ha nemmeno per gli umani. Ho vissuto una bruttissima esperienza nel palazzo del centro storico dove vivo: fino a poco tempo fa avevo cinque gatti, che passati da certe ringhiere non sono più tornati. Scomparsi nel nulla, probabilmente uccisi. Ma la gente rimane impunita anche se ha nome e cognome.
D: Cambiamo argomento. Da anni non la vediamo in tivù. Ma la guarda almeno?
R: La televisione italiana è triturata dai reality show, che però hanno poco di reale. È una tivù impoverita dove si prova a far spettacolo con il trash. E senza più distacco tra chi la fa e chi la guarda.
D: Però lei dieci anni fa ha partecipato all'Isola dei Famosi...
R: Solo per due giorni, prima di abbandonare per problemi di salute. Comunque avevo partecipato seguendo una mia strategia di vita che ora non intendo spiegare. Oggi la guardo in televisione con mia figlia e mi diverto: faccio il tifo non per un concorrente ma per Alessia Marcuzzi, che mi piace tantissimo.
D: Perché non la vediamo più in televisione?
R: Mi sono defilata senza dare un addio definitivo al piccolo schermo. L'ho fatto perché da mamma volevo stare vicino alla famiglia: mi piacerebbe tornare a lavorare in tivù ma con orari da ufficio, tornando normalmente a casa di sera.
D: È per avere questi ritmi di vita che ha aperto La Vispa Teresa, il suo salone di bellezza?
R: Mi verrebbe da dire che, chiamandomi Tagli, non potessi che fare questo. Questo lavoro mi dà la possibilità di prendermi cura di mia figlia e poi è nelle mie corde, pensi che sono pure autodidatta.

Simona Tagli e Alberico Lemme a Domenica Live.

D: Comunque l'abbiamo vista recentemente in tivù per parlare della dieta proposta da Alberico Lemme.
R: Sì, grazie a lui ho perso 24 chili in un mese. Ma erano chili di felicità, perché post-gravidanza. Non so se Flavio Briatore abbia fatto un lifting ma io no di sicuro. In poco tempo ho eliminato il grasso in eccedenza ed ero diventata tonica come se avessi fatto un'intera edizione dell'Isola dei Famosi. Ho fatto come Simona Ventura: sembra ringiovanita e invece ha solo mangiato meno.
D: Ma con la Filosofia Alimentare di Lemme (leggi qui la nostra intervista) si mangia tanto, a quanto sembra.
R: Sì, ma è sempre lui a indicare gli alimenti e la quantità. È invece controproducente l'esercizio fisico, perché l'acido lattico è una tossina. E poi con troppa ginnastica viene anche fame.
D: Ce lo può dire: nel backstage di Domenica Live ha davvero litigato con Manuela Villa?
R: Non mi piace litigare e tantomeno in televisione, dove è davvero trash. Magari Manuela Villa faceva sul serio, anche se mi è sembrato uno spettacolo teatrale. Dietro le quinte sono trasecolata.
D: A proposito di dieta: la politica è anche questione di immagine?
R: Credere di andare sempre bene come siamo, senza curarsi, è da narcisisti. Occorre invece impegnarsi ogni volta per dare l'immagine giusta: l'abito non fa il monaco... però lo fa. Comunque in politica non serve essere Claudia Schiffer, bastano la voglia di fare e la capacità di dire cose importanti per la gente. Io per esempio ho messo a fuoco i problemi dei commercianti e faccio politica per loro.
D: Torniamo a capo. All'inizio ha detto che a Roma si fa o spettacolo o politica. Non si rischia mai di fare confusione?
R: Spettacolo e politica dovrebbero correre su binari paralleli ma gli show che parlano di politica hanno invaso la tivù, quindi spesso i binari convergono. So cosa vuol dire: non posso parlare per gli altri, ma nel luogo comune che c'è chi lavora in televisione perché ha appoggi politici c'è di sicuro un fondo di verità.

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