27 Aprile Apr 2016 1541 27 aprile 2016

Derideva i politici, finisce in carcere

Atena Farghadani è stata arrestata e condannata a 12 anni di reclusione nel gennaio 2015 dopo un video in cui attaccava il Governo dell'Iran. Grazie al suo avvocato presto è prevista la sua liberazione.

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Era stata arrestata nel 2015 e condannata a 12 anni e nove mesi di reclusione nel carcere di Evin a Teheran. Il tutto dopo aver confessato il suo presunto tradimento nei confronti della patria. Ora, Atena Farghadani, in prigione dall'età di 29 anni, potrebbe presto uscire di prigione.
L'ACCUSA
A scatenare la furia del Governo iraniano e la conseguente reazione della polizia sarebbe stata la pubblicazione su Facebook di alcune immagini satiriche di parlamentari del Paese. Era il 2014 e per quella 'bravata' le erano stati dati tre mesi di reclusione. Dopo il suo rilascio, Atena ha scritto lettere di protesta ai politici del suo Paese. Lettere a cui non è mai giunta alcuna risposta, scatenando tutta la frustrazione della giovane che su YouTube ha voluto raccontare ciò che le era capitato. Una seconda mossa falsa da parte della Farghadani che nel gennaio 2015 è stata nuovamente arrestata e spedita in carcere con l'accusa di tradimento.

PENA RIDOTTA
Intanto il suo avvocato, Mohammad Moghimi, ha continuato a combattere per i diritti della ragazza riuscendo a far ridurre la pena detentiva a 18 mesi. Uno sconto importante che ha permesso ad Atena di tornare in libertà molto prima di quanto inizialmente era stato preventivato. Il video in cui la ragazza parlava della sua reclusione aveva portato importanti accuse a suo carico tra cui quella di «collusione contro la sicurezza nazionale», diffusione di «propaganda contro il Governo» e «offensivo» nei confronti del presidente dell'Iran. Durante il processo, durato meno di un giorno, Atena è stata anche accusata, dopo che il suo avvocato (maschio) le ha stretto la mano in carcere, di «rapporti sessuali illeciti» a causa di quel contatto proibito secondo le leggi islamiche. Poi il dietrofront e la decisione di liberare prima la Farghadani, magari per dare una visione meno rigida e dittatoriale del Paese.

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