26 Aprile Apr 2016 1826 26 aprile 2016

Dalle torri gemelle a Rio 2016

Si chiama Andrea Duke ed è l'atleta statunitense di 36 anni pronta a stupire il mondo partecipando come maratoneta alle prossime Olimpiadi brasiliane. Ecco la sua storia.

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Correre. Non tanto per gareggiare quanto piuttosto per scaricare ogni tensione. Ogni arrabbiatura accumulata durante il giorno. Andrea Duke, texana di 36 anni, aveva iniziato a farlo proprio nel tentativo di staccare la spina. Dal 2014 è una runner professionista e ha un sogno nel cassetto: vincere alle Olimpiadi di Rio 2016.

ATTENTATO TERRORISTICO
Era l'11 settembre del 2001. Una data simbolo per migliaia di americani oltre che per Andrea. Proprio quel giorno lei stava per iniziare il suo tirocinio all’interno dell’ufficio stampa del Pentagono. Un impiego di tutto rispetto ma che si rivelerà fondamentale per la sua carriera da maratoneta. «Non ho vissuto in prima persona quell'attentato. Ero ancora all’università a fare le ultime cose. La data prevista per l’inizio del mio stage era il primo ottobre. Il mio doveva essere un apprendistato come tanti», ha raccontato a Vanity Fair. Le cose sono però andate diversamente: «Da un lato c’era da gestire la crisi di sicurezza interna, dall’altro si stava preparando la guerra all’Afghanistan». Ecco che sin dal primo giorno Andrea è stata messa in prima linea. «C’erano conferenze stampa quotidiane, press release da preparare di continuo, e nessun margine di errore».

ANDARE DI CORSA
Andrea Duke è stata buttata in un mondo lavorativo che non sapeva ancora gestire, accumulando stress e preoccupazioni. «La pressione era enorme e così, per buttare fuori i brutti pensieri, alla sera, dopo il lavoro, ho iniziato a correre per un’ora. La pista era l’unico posto in cui mi sentivo al sicuro». Quello che doveva essere un semplice rimedio all'ansia, è diventato per questa donna una vera e propria passione. «Nel 2002, dopo pochi mesi di allenamento, arrivai in fondo alla mia prima maratona». Nei 14 anni seguenti Andrea ha partecipato ad altre 50 competizioni. Fatte solo per Hobby, è vero, ma ogni volta l'asticella si alzava.

NUOVA VITA
Poi qualcosa nella Duke è cambiato. «Mio figlio di tre anni ha avuto un incidente in cui si ruppe il femore. Questo suo allettamento forzato e la paura di non vederlo più camminare in modo normale, per me fu terribile. Sentii di nuovo, come nel 2001, il bisogno di correre». Questa volta non era un hobby ma una vera e propria terapia. «Lo facevo per me, per farmi forza. Ma anche per lui e per sua sorella». Andrea ha iniziato così a premere sull'acceleratore passando da un tempo di 8 minuti per miglio a 7 minuti. Il duro allenamento le ha permesso di vincere la sua prima maratona nel 2014. Era la Rock n Roll New Orleans Marathon portata a termine con un tempo di 2 ore e 58 minuti. «Non ero nessuno. Mentre tagliavo il traguardo i professionisti, si guardavano intorno, chiedendosi chi accidenti fosse questa tizia con il cellulare in tasca che era arrivata prima».

ALLE OLIMPIADI
Da quella vittoria è cambiato tutto nella vita di Andrea. In primis sono arrivati i talent scout. Poi i primi sponsor. Da qui anche la decisione di abbandonare il lavoro di insegnante per correre a tempo pieno. Una scelta azzeccata coronata con la qualificazione alle Olimpiadi come maratoneta. «Correvo per tenermi in forma e per divertirmi. Ora la corsa è diventata la mia vita e parte del modo in cui volevo crescere i miei figli e insegnare loro a non arrendersi mai».

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