26 Aprile Apr 2016 1252 26 aprile 2016

Dal carcere alla croisette

Tra i giurati di Cannes 2016 c'è anche l'iraniana Katayoon Shahabi, intraprendente produttrice iraniana che in passato è stata arrestata per aver collaborato con la BBC. Ecco la sua storia e gli altri giurati.

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SHAHABI_Katayoon_2012

Se di certo non si può parlare di equilibrio tra i sessi nella selezione ufficiale dei film in concorso a Cannes 2016, dove le donne sono in netta minoranza, le quote rosa sembrano essere prese decisamente in maggior considerazione quando si tratta di comporre la giuria. Escluso il presidente George Miller, infatti, saranno quattro donne e quattro uomini i giurati con il difficile compito di assegnare la Palma d'Oro e gli altri premi. Donald Sutherland e Mads Mikkelsen sono sicuramente i nomi maschili di maggior richiamo, a cui si aggiungono il fresco premio Oscar Laszló Nemes (Il figlio di Saul) e il francese Arnaud Desplechin. Il quartetto 'in rosa', invece, ha come teste di serie la ex signora Depp Vanessa Paradis, Kirsten Dunst e Valeria Golino. Tre nomi indiscutibilmente glam, legate a doppio filo al mondo del cinema ma anche in grado di offrire una certa quantità di materiale fotografico a chi è interessato più a quanto succede sul tappeto rosso che non sul grande schermo. Thierry Frémaux, il gran cerimoniere del Festival, lo sa bene, e non è un caso che nel corso della sua gestione abbia tentato, tutti gli anni, di bilanciare cinema d'autore e presenze hollywoodiane. Ed ecco che, al fianco delle tre colleghe di giuria decisamente più famose, spunta anche una produttrice iraniana tutt'altro che nota al grande pubblico: Katayoon Shahabi.

DA TEHERAN A CANNES, VIA PARIGI
Nata a Teheran e studiosa di letteratura francese, Shahabi fondò nel 2001 la Sheherazad Media International, trasformandola in breve tempo nella maggiore compagnia di distribuzione cinematografica iraniana rivolta al mercato internazionale e dando vita a un proficuo sodalizio con il regista Asghar Farhadi. Un successo che dieci anni più tardi avrebbe causato qualche problema all'intraprendente produttrice. Nel 2011, infatti, viene arrestata e costretta a passare qualche mese in carcere. L'accusa? Aver collaborato con la BBC a un documentario che, secondo gli accusatori, mostra un'immagine deleteria dell'Iran. Dopo questa esperienza, Shahabi decise di abbandonare il suo Paese ma non il mondo del cinema. Si trasferì a Parigi, dando vita alla Noori Pictures, con cui produsse, tra gli altri, Nahid, che proprio a Cannes riscosse un certo successo. Ed ecco che ora Shahabi torna sulla croisette, non solo come rappresentante di una cinematografia, quella iraniana, che tanto ha dato e tanto deve dare, ma anche come portavoce di una libertà di espressione troppo spesso calpestata.

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