12 Aprile Apr 2016 1552 12 aprile 2016

«Se guidi, ti violentano»

In Arabia Saudita le donne che guidano l'auto rischiano, come minimo, il carcere. Nel 2015 un'attivista per i diritti umani non ha osservato la 'norma' ed è stata imprigionata per quasi tre mesi.

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Il leader religioso dell'Arabia Saudita Abdul Aziz bin-Abdullah al-Sheikh ha difeso, su un canale televisivo locale, il divieto di guidare imposto alle donne. E, per sostenere la sua opinione, ha affermato che gli uomini dallo «spirito debole» potrebbero finire per provocare danni alle conducenti di sesso femminile. Nel 2015 l'attivista per i diritti umani Loujain al-Hathloul è stata imprigionata per quasi tre mesi per non aver osservato la regola, guidando dagli Emirati Arabi Uniti verso il confine saudita.

GUIDARE 'TECNICAMENTE' NON È REATO
Teoricamente nello Stato asiatico guidare non è vietato per legge, ma lo è nella pratica, perché le donne non riescono a ottenere la patente. Qualche eccezione è stata fatta in alcune zone rurali nelle quali il 'diritto alla guida' delle donne è essenziale alla vita familiare.

«RISCHIANO DI ESSERE VIOLENTATE»
Nel 2015, per giustificare l'interdizione, lo storico Saleh al-Saadoon ha affermato che «le donne che si fermano in mezzo alla strada per un guasto all'auto potrebbero rischiare di essere violentate. Alle americane questo non interessa, a noi sì», provocando numerose polemiche.

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