12 Aprile Apr 2016 1412 12 aprile 2016

Reclutava le donne dei jihadisti

Con la scusa di dare ad alcune ragazze lezioni di Corano, la 30enne Bushra Haik, nata in Italia da famiglia musulmana, cercava di manipolarle e arruolarle nello Stato Islamico.

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Si chiama Bushra Haik e ha 30 anni, la donna che ha capo della più importante rete di reclutamento dello Stato Islamico scoperta fino a ora in Italia: prima che il sistema venisse identificato, almeno una decina di persone sono state portate in Siria. La giovane, che è cittadina canadese, è nata e cresciuta a Bologna da una famiglia di musulmani moderati.

LA SCUSA DELLE LEZIONI DI CORANO
Bushra attirava le sue vittime con  la scusa di dar loro lezioni di Corano ed è ora accusata di terrorismo internazionale. Il 13 aprile sarà aperto un processo a Milano, ma la sua presenza non è prevista. La donna, ex studentessa di moda, è infatti introvabile. L'ultima volta è stata avvistata a Riad, capitale dell'Arabia Saudita. Da lì, il nulla.

IL MANDATO DI CATTURA
L'attività della ragazza, come riportato da Repubblica, è emersa nell'estate del 2015 quando la famiglia Sergio (la cui figlia, Maria Giulia, era già partita) è stata fermata dalla polizia mentre viaggiava verso la Siria sotto la guida e le facilitazioni di Bushra. Nonostante sia stato subito rilasciato un mandato di cattura, la donna (seppur abbia fatto perdere le sue tracce) non ha smesso di farsi sentire dalle sue giovani ex 'allieve'. Che, a quel punto, hanno bloccato il suo numero. «Mi diceva che non dovevo andare all’università, che mi avrebbero detto cose sbagliate. Che dovevo trovarmi un marito e lo studio era secondario. Che per noi musulmani vivere in un paese non islamico è haram, proibito», ha raccontato Maria (nome di fantasia), una delle 'vittime'. E ha aggiunto: «Diceva che dovevo trasferirmi in luoghi come l’Arabia Saudita o la Siria. Ci penso spesso: se non avessi avuto una mente stabile avrei potuto caderci».

SPARITA NEL NULLA
Nessuno sa dove si trovi. Il ministero degli Interni saudita ha dichiarato che non è nei loro «radar». L'ambasciata italiana di Riad non può fare niente perché la ragazza è cittadina canadese. E ancora, nessuna notizia neanche dai servizi segreti, che sia a Roma che a Riad non riescono a scoprire nulla sulla sua attività. Ma ritrovarla è importante. Lo sottolinea Maria, allarmata: «Quello che è accaduto a me potrebbe succedere a qualunque altra ragazza musulmana in Italia. Io stavo solo cercando qualcuno che mi aiutasse ad approfondire. Ma anche se la arrestassero, non basterebbe. Bushra non è l’unica, ce ne sono altre come lei», ha affermato.

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