8 Aprile Apr 2016 1423 08 aprile 2016

Englaro batte Formigoni al Tar

Il Tribunale ha condannato la Lombardia a pagare 142 mila euro di risarcimento alla famiglia di Eluana per aver emesso il provvedimento che impedì alla donna di morire nella sua regione.

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Eluana-Englaro

Era il 18 gennaio 1992. Eluana Englaro, 21enne lecchese, tornava da una festa quando ebbe l'incidente che, provocandole gravi danni al cervello, la costrinse in stato vegetativo per i seguenti 17 lunghi anni.

LA LOTTA DELLA FAMIGLIA
I genitori della ragazza hanno lottato contro l'accanimento terapeutico per più di un decennio, in tribunale e nelle piazze, per far sì che la ragazza venisse finalmente liberata dai tubi e 'lasciata andare'. Nel 2008, la regione Lombardia, con Roberto Formigoni presidente, aveva approvato un provvedimento che vietava a tutto il personale medico di interrompere l'alimentazione e l'idratazione artificiale alla donna.

LA DECISIONE DELLA SUPREMA CORTE
La Suprema Corte, però, si espresse riconoscendo alla famiglia Englaro la possibilità di 'fermare le macchine': a causa del decreto voluto da Formigoni, però, fu impossibile effettuare l'operazione in Lombardia, e la sospensione del trattamento si svolse a Udine, nella clinica La Quiete, il 9 febbraio del 2009.

L'OBBLIGO DI RISARCIMENTO
In base a quanto riportato da Il Giorno, per il diritto negato alla ragazza di morire nella sua regione, ora il Tar ha condannato la regione a versare 142 mila euro di risarcimento alla famiglia: 12 mila euro per danno patrimoniale per la degenza di Eluana, 30 mila per lesione ai diritti fondamentali e 100 mila per danno non patrimoniale da lesione di rapporto parentale. L'attuale presidente Roberto Maroni ha reagito affermando che sono in corso valutazioni sulla sentenza ma che l'«orientamento è di non ricorrere» al Consiglio di Stato.

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