6 Aprile Apr 2016 1859 06 aprile 2016

«La mia vita si è fermata quel 6 aprile»

Il giornalista Giustino Parisse ha perso i figli e il padre nel sisma che ha colpito L'Aquila nel 2009. Ci ha parlato del suo presente e della ricostruzione, che a distanza di sette anni, è ancora lontana.

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Per Giustino Parisse la vita è finita esattamente il 6 aprile 2009 quando, per colpa del terremoto de L’Aquila, ha perso i suoi due figli di 16 e 18 anni e il padre. Ha visto morire sotto gli occhi la figlia Maria Paola, colpita dalla trave più grossa della loro casa: «Papà, tanto moriamo tutti», sono state le sue ultime parole. Il figlio maggiore Domenico è rimasto invece sepolto sotto le macerie. Giustino, un’ora dopo il terremoto, ha sentito la sua voce e ha invano tentato di salvarlo scavando con le mani, fino a cadere di schiena ferendosi alla testa. Il destino ha voluto che lui, assieme alla madre invalida e alla moglie, si salvassero. «Non sappiamo neanche noi come, eravamo tutti lì, nella stessa casa, a Onna», una delle frazioni più colpite dal sisma. Da giornalista de Il Centro, il quotidiano locale, si è improvvisamente trasformato in protagonista, suo malgrado, di una delle pagine più tristi della cronaca italiana. Quel 6 aprile 2009 308 persone hanno perso la vita a causa del terremoto. Da allora la ricostruzione non è mai finita.

DOMANDA: Giustino, come vive adesso?
RISPOSTA: C’è un vuoto terrificante attorno a me. Tutto si è fermato. La vita va avanti, io continuo a fare il giornalista, ma non ho più prospettive.
D: Dove abita?
R: Dal 2012 vivo in una casa da me ricostruita su un terreno di mio padre vicino Onna. Un terzo della casa è costituito dalla biblioteca dove c’è l’archivio del mio paese.
D: Come sta sua madre? Ho letto che quando è stata estratta viva dalle macerie ha detto ai soccorritori: «Cosa l’avete estratta a fare?». Lei, anziana e invalida è sopravvissuta, mentre i suoi figli sono morti.
R: Già da subito mi è stato chiaro che i miei figli non ce l’avrebbero fatta. Quando alle 7,30, dopo quattro ore, hanno salvato mia madre, aveva la faccia tutta insanguinata, sembrava che l’avessero estratta dalla macerie solo per farla soffrire di più. Invece già il giorno dopo mi sono reso conto che stava bene, era presente a se stessa.
D: Cosa avrebbero fatto i suoi figli oggi? Ci pensa mai?
R: Maria Paola oggi avrebbe avuto 23 anni. Forse avrebbe fatto la giornalista. Studiava al Linguistico, era brava, pensava ai viaggi, le piaceva scrivere. Domenico avrebbe avuto quasi 25 anni, era un tipo pratico, amava la storia locale. Chissà cosa avrebbe fatto lui…
D: In che condizioni è ora Onna?
R: Solo da sei mesi sono stati aperti i primi cantieri, ce ne sono in piedi cinque su 20 che dovrebbero ricostruire grossomodo 150 case. Dei 350 abitanti rimasti vivi (40 hanno perso la vita nel terremoto, ndr) 250 vivono nel villaggio provvisorio.
D: Quanto tempo ci vorrà per vedere il paesino completamente ricostruito?
R: I cantieri, secondo il cronoprogramma iniziale, sarebbero già dovuti finire. Ora si parla di 2020. Il 7 maggio ci sarà l’inaugurazione della chiesa rinata grazie ai fondi della Germania.
D: E L’Aquila a che punto è?
R: L’Aquila è messa un po’ meglio. Ci sono 263 cantieri aperti, entro il 2018 il centro dovrebbe essere finito. Si parla di 2020 invece per tutto il resto della città.
D: Tempi biblici comunque. A distanza di sette anni ci sono ancora sfollati.
R: Sì, 9 mila. E nelle cosiddette «case di Berlusconi», costruite subito dopo il terremoto, ci sono stati dei crolli ai balconi, per cui alcune persone hanno dovuto lasciare anche quelle.

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