1 Aprile Apr 2016 1603 01 aprile 2016

Il Marocco è razzista, ma in tivù

Lo spot che denuncia le discriminazioni subite dai migranti subsahariani nel Paese non è stato trasmesso dalle emittenti che si sono rifiutate di proporlo ai loro spettatori.

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Uno spot contro il razzismo può essere vietato? Sì se ci troviamo in Marocco. Realizzato a inizio del 2015 da Leila Alaoui, la fotografa franco-marocchina morta a gennaio 2016 nell'attentato compiuto da al-Qaeda in Burkina Faso, il video è una denuncia forte contro ogni forma di discriminazione. In particolare pone l'accento sulla questione dei migrati di origine subsahariana e le difficoltà che incontrano a integrarsi in Marocco. Nel filmato diverse persone raccontano le difficoltà vissute nell'affrontare la quotidianità nel nuovo Paese. Una denuncia che non è stata apprezzata in Marocco. Tanto che le tre televisioni nazionali hanno rifiutato di trasmettere lo spot, nonostante la promessa di un sostanzioso compenso da parte dell'associazione (la Bladi Bladek) che l'aveva prodotto.

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