1 Aprile Apr 2016 1706 01 aprile 2016

«Anche i nostri gol hanno un prezzo»

La Nazionale femminile degli Stati Uniti ha fatto causa alla Federazione americana. Il motivo? Atteggiamenti discriminatori. «Veniamo pagate meno degli uomini senza parlare di alberghi e strutture».

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WWCup Japan US Soccer

Un calcio alle discriminazioni. Perché loro con il pallone attaccato ai piedi ci sono nate e cresciute. E soprattutto hanno avuto la forza e la determinazione di farsi largo in quel mondo che, nell'ottica comune, appartiene solo agli uomini. E proprio per questo le ragazze della Nazionale di calcio degli Stati Uniti non hanno per nulla gradito la presa di posizione della Federcalcio statunitense, rea di non pagarle abbastanza. O almeno non tanto quanto i loro colleghi uomini. Da qui la decisione di trascinare la Federazione davanti alla Commissione federale per le Pari Opportunità. L'accusa? Discriminazione. «I fatti parlano da soli. Noi che abbiamo vinto tre Mondiali e quattro ori olimpici veniamo pagate meno di quanto prendano i colleghi maschi per fare presenza», ha fatto sapere Hope Solo, portiere e portavoce della squadra.

LA DISPARITÀ DI PAGAMENTO
Del resto i numeri parlano chiaro. Un uomo guadagna dai 5 mila dollari per la sconfitta in un'amichevole ai 17.625 per vincere un match. Ben diverso il trattamento riservato alle colleghe del gentil sesso costrette, si fa per dire, a intascare appena 1.350 dollari per una vittoria e nemmeno un cent in caso di knockout. Ma, forse, la disparità economica tra universo femminile e maschile è il problema minore a cui le ragazze allenate da Jillian Ellis devono far fronte. «Il trattamento è sbilanciato a tutti i livelli: strutture, alberghi per le trasferte, voli aerei. L’impegno da professioniste, però, è lo stesso», ha aggiunto la Solo.

LA RICHIESTA
Ma la denuncia portata avanti dalle calciatrici statunitensi non è stata fatta per cadere nel vuoto. Le ragazze della Nazionale hanno infatti in mente una richiesta ben precisa: partecipare agli introiti che derivano dalla vendita dei diritti televisivi e dei biglietti per gli stadi. Anche perché in America il soccer, come viene chiamato oltreoceano, è uno sport che sta lentamente avanzando nella scala di gradimento degli appassionati. Grazie ai tanti campioni europei che negli anni si sono susseguiti sui manti erbosi statunitensi. Da Beckham a Pirlo da Lampard a Giovinco.

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