1 Aprile Apr 2016 1218 01 aprile 2016

Ai «negri» piaceva la schiavitù?

Il ministro dei diritti delle donne in Francia ha criticato i marchi che creano abiti pensati per le donne islamiche, paragonando la scelta di portare il velo alle persecuzioni delle persone di colore in America.

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Diverse catene di grandi magazzini e case di moda, negli ultimi tempi, hanno deciso di dedicare parte delle loro produzioni alle donne musulmane. La britannica Marks & Spencer, ad esempio, vende da tempo a Dubai, e ora anche in Gran Bretagna, i 'burkini' (burka/bikini) costumi da bagno che coprono l'intero corpo, tranne mani, piedi e viso. Poi c'è la catena giapponese Uniqlo che propone un'ampia gamma di veli islamici. E ancora, a gennaio, la casa di lusso Dolce & Gabbana ha presentato la collezione Abaya, con veli e lunghe tuniche, tipiche della cultura islamica.

LA NUOVA MODA
Un servizio di Le Parisien su questa nuova moda 'occidentale' ha provocato la reazione indignata di due importanti personalità francesi, Laurence Rossignol, ministro delle Famiglie e dei diritti delle donne, e Pierre Bergé, editore di Le Monde e del Nouvel Observateur.

«ANCHE ALCUNI NEGRI AMERICANI ERANO PER LA SCHIAVITÙ»
Ai microfoni di Rmc.fr, la Rossignol ha giudicato irresponsabile l'attività dei marchi in questione e, quando l'intervistatore Jean-Jacques Bourdin le ha fatto notare che molte donne usano il velo per scelta, il ministro ha risposto: «Certo che ci sono delle donne che fanno questa scelta. C’erano pure dei negri americani a favore della schiavitù. Credo che molte di queste donne siano militanti dell’Islam politico». E ha aggiunto: «Penso ci siano donne che portano il velo per fede, ma anche altre che vogliono imporlo a tutti perché ne fanno una regola pubblica».


L'INDIGNAZIONE SUI SOCIAL
Le parole della Rossignol hanno creato molto scalpore e su Twitter è stato lanciato l'hashtag #RossignolDémission (RossignolDimissioni). «Io sono nera, posso dire negro: riappropriazione dell'insulto. Tu sei bianca; stai tranquilla e chiudi il becco», ha scritto una utente. «Quando sei ministro dei diritti delle donne e te ne esci con propositi razzisti, è tempo di andar via», ha postato un altro. La Rossignol, si è detta dispiaciuta se per il fraintendimento e ha sottolineato di aver usato quel termine soltanto riferendosi alla questione della schiavitù, ma che non lo avrebbe usato in altri contesti.

«IL RUOLO DELLO STILISTA È ESALTARE LA LIBERTÀ»
Pierre Bergé, a lungo protagonista nel mondo della moda (è stato per circa 40 anni socio e compagno dello stilista Yves Saint Laurent) intervistato da radio Europe 1 ha difeso il ministro, sostenendo la sua accusa verso la moda di abiti musulmani: «Gli artisti non dovrebbero avventurarsi sul terreno della moda islamica. Ho sempre creduto che il ruolo dello stilista fosse quello di rendere belle le donne, dare loro la libertà, e non essere complice di questa dittatura che impone cose abominevoli, ossia il fatto di tenere le donne nascoste, di obbligarle a vivere una vita dissimulata», ha affermato.
Tweet riguardo #RossignolDemission

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