25 Marzo Mar 2016 1414 25 marzo 2016

Le grandi donne di Yvonne Sciò

Da Non è la Rai alla regia, passando dalla moda: intervista all'attrice diventata famosa grazie al tormentone «Mi ami? Ma quanto mi ami?», e che ha raccontato in un documentario la vita Roxanne Lowit.

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Yvonne Scio copyright Pietro Coccia

Yvonne Sciò l'avevamo conosciuta ragazzina, prima in un celebre spot della Sip (quello del tormentone «Mi ami? Ma quanto mi ami? E mi pensi? Ma quanto mi pensi?»), poi nel programma cult Non è la Rai, dove però è rimasta per poco tempo dato che il mondo del cinema iniziava già a cercarla. Per lei numerosi ruoli in film e fiction italiane e poi il volo dall'altra parte dell'Oceano, dove ha partecipato a serie tivù come La tata e Nikita, ma è anche stata protagonista di videoclip famosi come quello di She's So High di Tal Bachman. «Negli Stati Uniti e in Canada ho ricominciato da zero e, devo ammetterlo, all'inizio non è stato facile. Sono stata criticata per questa mia scelta, ma era un'esperienza che dovevo assolutamente fare, nel bene e nel male», ci racconta Yvonne, che ancora oggi continua ad avere parecchi amici in America, come dimostra Roxanne Lowit Magic Moments, il docu-film da lei stessa diretto e prodotto che racconta la vita e l'arte della celebre fotografa di moda Roxanne Lowit. Dopo varie première internazionali (tra cui una anche all'ultima Mostra del Cinema di Venezia), il film è finalmente visibile in streaming su Rai Ciname Channel e CNLIVE!.

DOMANDA: Come l'idea di realizzare un documentario come questo?
RISPOSTA: Era da tanto tempo che desideravo fare qualcosa su Roxanne Lowit, poi un giorno ero al telefono con lei e l'ho sentita improvvisamente fragile. Non so come mai ma il giorno dopo mi sono decisa.
D: È stato difficile portarlo a termine?
R: Di certo non è stata una passeggiata, anche perché era la prima volta per me ed erano in molti a non ascoltarli. Poi una serie di contingenze fortunate mi hanno portato fino a qui e sono felice del risultato ottenuto: muoversi a piccoli passi, con passione e discrezione, alla fine paga.
D: Cosa ama di più di lei?
R: La sua genialità. È un'artista unica, icona di un'epoca che purtroppo non tornerà più: parliamo dello Studio 54 e di una New York che era al centro della creatività. Lei ha immortalato i più grandi: da Andy Warhol a Salvador Dalì, da Yves Saint Laurent a Liza Minnelli, senza parlare di Madonna, Johnny Depp e Kate Moss.
D: Lei ha iniziato come modella: si sente ancora legata al mondo della moda?
R: Sul fronte creativo sì. Ho realizzato come stilista una capsule collection per Christophe Sauvat, che è andata così bene da spingermi a ripetere l'esperienza. È vero che ho iniziato come modella, lavorando anche a campagne importanti, ma il mio sogno è sempre stato quello di fare l'attrice.
D: E ci è riuscita.
R: Sì, anche grazie all'appoggio dei miei genitori, in particolare di mia madre.
D: Ci racconta qualcosa in più?
R: A Roma stavo in un collegio di suore e, quando mi proposero il famoso spot della Sip, loro dissero a mia madre che dovevo pensare a studiare. Lei invece, che è una giornalista americana e ha sempre creduto nella libertà e nella realizzazione professionale, ha voluto che provassi ed è andata più che bene.
D: Poi è arrivata Non è la Rai.
R: Non proprio, prima ci fu il film Stasera a casa di Alice di Carlo Verdone e la fiction Villa Arzilla di Gigi Proietti. Decisi di partecipare a Non è la Rai, anche se per un breve periodo, perché sapevo che mi avrebbe portato una buona visibilità.
D: Poi la sua carriera è diventata internazionale...
R: Sì, ho lavorato in Francia e poi negli Stati Uniti dove, lo ammetto, ho girato anche dei film orribili. Però mi sono rifatta con altri prodotti di successo come Nikita.
D: Cosa l'ha spinta, a un certo punto, a tornare in Italia?
R: L'amore. Nel 2008 è nata mia figlia Isabella Beatrice e da quel momento ho capito che c'erano cose ben più importanti nella mia vita.
D: È comunque una madre che lavora. Come fa a conciliare tutto?
R: Ho fatto delle scelte: ho accantonato la mia carriera di attrice, perché essendo madre non potevo stare dietro a tutti i provini. Così ora lavoro a progetti creativi che amo, continuando ad avere rapporti con l'estero: di giorno accompagno a scuola mia figlia, la seguo nelle sue cose e di notte faccio riunioni a distanza con gli Stati Uniti.
D: Nel suo futuro ci sarà ancora la regia?
R: Assolutamente. Ho in cantiere altri due film: sono progetti simili a Roxanne Lowit Magic Moments, soprattutto perché ho intenzione di raccontare altre donne straordinarie. Vi terrò aggiornati.

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