10 Marzo Mar 2016 1544 10 marzo 2016

Dove il delitto d'onore 'non' è reato

La giornalista Svetlana Anokhina racconta la storia del Daghestan dove le donne vivono in una condizione di subordinazione nei confronti degli uomini. «Qui reati come violenza domestica e mutilazione genitale sono accettati».

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Delitto d'onore. Due parole semplici, ma dal significato terribile. Anche perché questo tipo di reato è caratterizzato da motivazioni puramente soggettive da parte di chi lo commette. Il delitto d'onore è infatti unicamente volto a salvaguardare in maniera arbitraria la reputazione di chi subisce un eventuale 'sgrabo' in ambito relazionale, matrimoniale e famigliare. Ad ampliare i toni di questa tragedia è la sua accettazione, purtroppo ancora attuale, da parte di molte comunità. Su tutte quella del Daghestan. Si muove proprio da questa ideologia retrograda il progetto di Svetlana Anokhina che, insieme a Zakir Magomedov, ha deciso di denunciare in modo ironico e dissacrante quanto avviene quasi regolarmente nel Paese.

IL PROGETTO
Con la sua rvista Daptar, Anokhina si rivolge a tutte le donne del Daghestan. Anche perché i temi trattati sul giornale online sono incentrati su questioni principalmente femminili come la violenza domestica, la mutilazione genitale e, appunto, i delitti d'onore. Il Daghestan, composto da una popolazione multietnica, è una regione montuosa che si affaccia sul Mar Caspio. Pur facendo parte della Russia, spesso gli antichi codici tribali e la cultura musulmana hanno però più potere della stessa legge ufficiale che vige nel Paese. «I delitti d'onore vengono commessi ancora qui in Daghestan ed esiste un intero sistema per coprirli», ha spiegato al The Guardian la Anokhina. «I medici magari falsificano i certificati do morte, dicono che i pazienti erano in cattiva salute. Spesso sono gli stessi abitanti del villaggio a proteggere l'assassino», ha aggiunto. Spiegato il motivo per cui la donna, insieme al suo socio, attraverso il giornale tenta di denunciare quanto accade molto, troppo spesso. Ma non lo fa in modo tradizionale. Anokhina racconta storie, a volte anche buffe, ma dal significato intenso. Ecco alcune significative storie.

FARSI LE UNGHIE
In un salone di bellezza del Paese si trovavano cinque manicure e cinque clienti. Tutte erano sedute ai tavolini, pronte per godersi il loro trattamento alle mani. «Di che colore vuoi lo smalto?», ha chiesto una manicure a una delle donne, guardando le sue mani. «Cosa ne pensi di un rosso bordeaux?», ha aggiunto. «Mio marito mi vieta di dipingermi le unghie con colori così volgari. Se mi vedono con le dita conciate così i miei parenti mi ucciderebbero». La cliente ha poi chiamato il marito per chiedere il permesso: «Posso dipingermi le unghie beige? [Pausa] Questo non è volgare. [Pausa] C'è anche la french manicure. Grande, andiamo per quella». Dopo aver messo giù la donna ha comunicato che il marito le ha dato l'okay per l'ultima opzione. Accontentare il marito anche su semplici cose in Daghestan può salvare la vita alle donne.

ARCHITETTO DI CLAUSURA
Amina è un architetto. L'ufficio in Izberbash, dove lavora, è molto freddo. Il tavolo è colmo di documenti coperti di linee tracciate con una matita. Amina gira sulla sedia, si alza e attraversa la stanza. Non riesce a stare ferma. «Se il mio nome viene fuori, e scoprono che sono un architetto, le persone mi guardano e ridono. Poi se ne vanno e io non ottengo nessun lavoro», spiega. Quando era bambina, Amina viveva in un villaggio. Sua madre lavorava in città come medico, e talvolta ha portato con lei la figlia. I vicini non approvavano questa indipendenza e criticavano la sua famiglia. Così un giorno la hanno avvicinata e, senza dirlo alla madre, le hanno praticato l'infibulazione. «Una donna mi ha alzato la gonna e ha tagliato il mio clitoride con delle cesoie usate per tosare le pecore. L'aveva precedentemente sterilizzata con una fiamma». Lei non sapeva che cosa le stava per capitare ma quando l'ha capito ormai era tutto troppo tardi.

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