L'opinione 8 Marzo Mar 2016 1458 08 marzo 2016

Dateci l'aumento, non il maggiordomo

In occasione dell'8 marzo due aziende italiane hanno messo a disposizione delle loro lavoratrici dei 'maggiordomi aziendali' che hanno il compito di svolgere commissioni domestiche al loro posto. Il vero step verso la parità? Colmare il gender gap. In Ue le donne vengono pagate il 16% in meno degli uomini.

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8marzo

Ho sempre pensato che avere un maggiordomo fosse roba da famiglie ricche e ingessate. Ignoravo l'esistenza del maggiordomo aziendale. Vengo a sapere della sua esistenza - non a caso- l'8 marzo. Giornata in cui si sprecano fiumi di parole e bellissimi discorsi preconfezionati sulla parità di genere: politici di ogni partito, presidenti delle istituzioni... è come se tutti si fossero svegliati di colpo ricordando e celebrando l'esistenza del mondo femminile. E di tutto quello che gli manca per potersi sentire considerato al pari di quello maschile. Ventiquattro ore di buoni propositi prima di dimenticarsene senza sensi di colpa il giorno dopo.

TU LAVORI, LUI VA IN LAVANDERIA
Ma torniamo alla notizia: dopo aver letto il titolo del comunicato stampa rimango subito perplessa, ma decido di capire di che cosa si tratta prima di additare l'idea come maschilista e fuorviante. Dunque, due aziende del cremonese hanno messo a disposizione delle loro lavoratrici un maggiordomo aziendale: il progetto si chiama Tempo permettendo ed è partito volutamente l'8 marzo a Casalmaggiore e a Viadana «per fornire un aiuto concreto e gratuito alle famiglie e alle donne impegnate nel lavoro per gran parte della loro giornata». Una figura che aiuta le lavoratrici ad adempiere a tutte le commissioni semplici, ma certamente impegnative se si lavora tutto il giorno, come andare all'ufficio postale per pagare una bolletta, passare dalla lavanderia, andare a ritirare referti medici.
Nelle due aziende coinvolte (la viadanese Caleffi spa e la casalese Manifattura di Casalmaggiore-srl Max Mara) lavorano quasi esclusivamente donne: 140 dipendenti nella prima e 90 nella seconda.Queste ragazze, mamme, signore, da oggi in poi andranno al lavoro sapendo che in due giorni prestabiliti a settimana potranno comunicare una lista di richieste al loro maggiordomo aziendale, che nel rispetto della loro privacy esaudirà i loro 'desideri'. Meraviglioso, no? Non esattamente, soprattutto se il progetto è inserito in un bando chiamato Progettare la parità in Lombardia.

BASTA STEREOTIPI SESSISTI
La parità si progetta così, alleggerendo le donne delle commissioni quotidiane? Avere a disposizione un signore che va per loro alle Poste o al supermercato le farà sentire pari agli uomini? Le donne vogliono i diritti, anche se fanno troppo poco per dimostrarlo. Vogliono lavorare come i loro colleghi maschi, vogliono essere pagate come i loro colleghi maschi. Non vogliono essere interrogate sulla loro vita privata dai datori di lavoro (rigorosamente maschi): «Sei fidanzata? Pensi di volere figli?», «peccato per la gravidanza, hai così tante potenzialità».
Non importa se troppo spesso non vengono assunte perché c'è il 'rischio' che vogliano costruirsi una famiglia, o vengono lasciate a casa se restano incinta: la nuova geniale soluzione per agevolarle si riassume nella figura del maggiordomo aziendale. L'ennesimo modo per farci stare buone mentre continuano a non darci quello che ci spetta.

GUADAGNIAMO IN MEDIA 1316 EURO CONTRO I LORO 1597
Nell’Unione europea le donne guadagnano in media circa il 16% in meno degli uomini. Un'asimmetria ancor più inaccettabile se si pensa che sono proprio le femmine ad essere più brave negli studi: le italiane, per esempio, nonostante siano più brillanti dei colleghi maschi, faticano molto di più a trovare lavoro e i loro stipendi sono più bassi. A cinque anni dalla laurea, tra chi lavora a tempo pieno il differenziale è pari al 21% a favore degli uomini: 1.597 euro contro 1.316 euro delle colleghe (fonti AlmaDiploma e ALmaLaurea). In generale, il tasso di occupazione femminile nel nostro Paese è del 50,9% contro il 69,8%. E il 27,1% delle donne non rientra al lavoro dopo il primo figlio.

Pensiamo davvero che ottenere una finta conquista come quella del maggiordomo che ci aiuta a conciliare famiglia sia più utile, in termini di parità, di colmare il gender gap salariale? Ci avvicineremo alla parità solo quando sentiremo di essere rispettate e valere, a parità di merito, esattamente come loro. Un valore che non passa da una lavanderia, né da un supermercato.

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