8 Marzo Mar 2016 1108 08 marzo 2016

«8 marzo? Festeggiate anche il 10»

Intervista alla documentarista e scrittrice Lorella Zanardo, che ricorda la data in cui le cittadine italiane votarono per la prima volta. E che ora vuole sensibilizzare i giovani sulla storia delle donne.

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«Festeggiamo l’8 marzo, d’accordo, ma festeggiamo anche il 10 marzo». Lorella Zanardo, attivista e scrittrice italiana, autrice del video-documentario Il corpo delle donne, che ha fatto il giro del mondo, e dell’omonima piattaforma che lotta contro la discriminazione femminile, è insolitamente ottimista.
Insolitamente perché chi la conosce bene sa del suo piglio battagliero (del resto è stata una delle prime direttrici marketing in Italia: lavorava all’Unilever) e dei toni duri che non ha mai risparmiato a una classe politica e dirigente colpevole, a suo dire, di lasciare la metà femminile della popolazione in una situazione di inferiorità, arretratezza, scarse opportunità.
Femminista e attivista votata al dialogo con le nuove generazioni, Lorella Zanardo è una donna con la valigia. L’abbiamo intervistata a poche ore dall'inizio di un progetto itinerante che coinvolge tutto lo Stivale: si chiama Suffragette 2.0 e c’entra molto con la Festa della Donna.

D: Giornate di festeggiamenti e ricorrenze, queste.
R: Oggi celebriamo la Festa della Donna, ma ricordiamo che anche il 10 marzo è una data importante: sono settant’anni, solo settant’anni, che le donne italiane hanno diritto di voto. Proprio questa ricorrenza mi ha ispirato un nuovo progetto.
D: Di che cosa si tratta?
R: L’idea è nata a Londra, quando ho potuto vedere in anteprima il film Suffragette diretto da Sarah Gavron. Ora è nelle sale in Italia e alle donne dico: non perdetevelo. Non m’interessa la regia, la trama o la ricostruzione storica, mi appassionano i temi messi in scena. Il film riporta all’attenzione del pubblico un fatto, accaduto cento anni fa, che diamo quasi per scontato: un gruppo di donne, alcune analfabete e privi di mezzi, ai primi del Novecento ha cambiato il mondo.
D: Suffragette 2.0 è la frontiera del nuovo femminismo?
R: No, è un progetto di educazione nelle scuole. Comincio l'8 marzo a Milano, nel liceo artistico Boccioni, ma ho appuntamenti da Catanzaro a Trento. Sulla pagina Facebook dedicata al progetto ho avuto molte adesioni spontanee e registrato tanta curiosità da parte dei ragazzi. A scuola, grazie a un accordo con la casa di distribuzione, farò vedere il film e poi avvieremo un laboratorio: non c’è futuro senza memoria del passato.
D: Le giovani italiane non conoscono la loro storia?
R: La conosciamo poco. Le ragazze e i ragazzi devono sapere che le donne in Italia hanno votato solo nel 1946 e che solo nel 1981 è stata stralciata dal codice penale l’attenuante per il delitto d’onore. Prima di allora un’adultera colta in fragrante dal marito poteva essere uccisa senza che l’assassino subisse una lunga pena in carcere. Questi sono passi avanti per cui oggi dobbiamo festeggiare l’8 marzo.
D: Come reputa la situazione attuale delle donne nel nostro Paese?
R: Il momento è duro. Non ci rendiamo conto che non abbiamo nemmeno un ministero per le Pari Opportunità? Si tratta di un fatto non solo simbolico: manca una referente con cui confrontarsi per progetti nuovi. A chi possiamo dire, a gran voce, che i centri antiviolenza sono allo stremo e senza risorse? A chi denunciare che la legge 194, che tutela la donna nella decisione di interrompere la gravidanza, non è rispettata, con punte del 70/90% di medici che attuano obiezione di coscienza? Chi possiamo sollecitare per sottolineare che ancora oggi esiste, anche a livello manageriale, un gap salariale che sfiora il 309%?
D: Il femminismo italiano ha delle colpe?
R: Direi che manca nel nostro Paese un’attenzione culturale al tema: quelli che ho citato non sono argomenti di serie B, sono tematiche autorevoli, che riguardano il 51% della popolazione. Credo sia necessario un patto intergenerazionale tra donne, unico modo per cementare la coesione sociale e per vincere queste vergognose arretratezze. Detto questo: oggi credo sia giusto dire un grosso grazie alle nostre nonne, a chi ci ha preceduto e ha avuto il coraggio dell’impopolarità per far ottenere a noi diritti che ci paiono scontati.
D: Che cosa pensano i millennials del femminismo?
R: Mi confronto continuamente con questa generazione meravigliosa e da noi così bistrattata: credo molto nelle loro potenzialità. Il tour che ho ideato per le scuole vuole proprio stimolare nei ragazzi, uomini e donne, il valore di una cittadinanza attiva. Gli anglosassoni usano il termine empowerment per indicare quell’insieme di motivazione e incoraggiamento che ti fa cambiare le cose, nel pubblico e nel privato. In Inghilterra, grazie a una petizione su change.org nata sull’onda del film Suffragette, molti studenti hanno chiesto al ministero dell’Istruzione di inserire nei programmi scolastici anche la storia del femminismo. Con i ragazzi italiani mi piacerebbe stilare anche da noi una petizione sul tema: non conosciamo la storia delle donne perché è stata rimossa o considerata un orpello nei nostri libri di testo. Le cose devono cambiare.

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