7 Marzo Mar 2016 1100 07 marzo 2016

Tempo di disconnettersi

Si fa yoga, si cucina, si legge: ma non si tengono in mano nè smartphone nè tablet. Sono le vacanze disintossicanti organizzate da Time to Log off, l'azienda creata dall'esperta di media Tanya Goodin. Per riscoprirsi più vivi.

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Ormai viviamo sempre connessi. Lo smartphone nella mano destra, l’Apple watch sul braccio sinistro, il tablet nella borsetta. Rimanere isolati sembra impossibile, ma a volte servirebbe, per recuperare concentrazione e calma e riappropriarsi del proprio corpo e del contatto con la Natura. Sono questi i capisaldi fondamentali del Digital detox, nuova tendenza che sta prendendo piede in Gran Bretagna, dopo il debutto negli Stati Uniti.

DIPENDENTI SENZA SAPERLO
Il principio fondamentale è semplice: trascorrere alcuni giorni in un luogo bello e suggestivo, senza pensare al telefonino, alle email e al lavoro. Sembra semplice, ma realizzarlo risulta ben più complicato. A meno che non vogliate affidarvi ad aziende specializzate che si occupano di queste pause rigeneranti. Tanya Goodin nel 2015 ne ha fondata una in Inghilterra, che si chiama Time to Log off, cioè tempo di disconnettersi. «L’idea mi ronzava in testa da tempo, almeno da quando mi sono accorta che non avevo più letto un libro e passavo il mio tempo libero con il telefono in mano» ha raccontato a LetteraDonna.
Come esperta di media e comunicazione digitale, Goodin era la tipica vittima della dipendenza da connessione. «Spesso la gente ci scherza sopra e dice: 'Sono dipendente'. Ma non si rende conto che si tratta davvero di una patologia, come la dipendenza da alcol o da droghe. Quando ti chiedono di non guardare il telefono o lo schermo per un po’, semplicemente non ce la fai». E le conseguenze sono gravi, ci ha spiegato.

ADDIO CONCENTRAZIONE E COSCIENZA DI SÉ
«Quando mi sono resa conto di ciò che mi stava accadendo ho fatto ricerche e studi e ho capito che gli effetti di questa continua connessione sono più pesanti di quanto si suppone, sottolinea ancora Goodin. «Anzitutto si perde del tutto la capacità di concentrazione, ma poi anche il sonno è meno sereno e regolare».
Le vacanze disintossicanti sono nate per cercare di recuperare tutti questi aspetti messi da parte da tecnologia e schermi sempre accesi. Come quella in Puglia, dal 21 al 28 maggio, in una masseria isolata. «Quando gli ospiti arrivano, per prima cosa ci facciamo consegnare in un cesto tutte le loro apparecchiature elettriche, dal telefono al tablet, dall’orologio alla macchina digitale. Non ci devono essere schermi a disposizione per tutta la settimana, non esistono wifi e connessione», ci ha spiegato l'inventrice di questo modello alternativo di vacanza. «Per comunicare con il resto del mondo esiste una linea fissa a disposizione di tutti. Bisogna isolarsi da questo flusso continuo di contatto e ritrovare la propria anima». Gli inglesi chiamano questa pratica mindfulness. Si tratta di liberare la mente, attraverso una serie di attività, dalla creatività declinata usando i colori e la creta o attraverso la pasticceria e la cucina, fino alla lettura e alla scrittura, dalla riscoperta di sé stessi con la meditazione e lo yoga fino al contatto con la Natura, attraverso passeggiate ed escursioni, oppure con il surf.

UN’ESPERIENZA CHE CAMBIA LA PROSPETTIVA
I risultati non mancano: dopo una settimana senza connessione si dorme meglio e si ritorna al contatto con il mondo reale. Quelli di Time to Log off lo sanno, perché per settimane e mesi inviano email e newsletter ai loro ospiti in modo da capire che conseguenze ci sono state sulla loro vita. «Mi sono affidata a questa vacanza perché volevo capire come avrei reagito vivendo per un po’ senza il telefonino», ha raccontato Sophie Ace, stilista di Worcester. «Ci sono riuscita ed è stato bellissimo. Mi sono sentita più rilassata e concentrata che mai; per questo voglio che anche altri ripetano la stessa esperienza e scoprano quanto può fare piacere». Mentre il giornalista Richard Hayward, che ha seguito uno dei primi viaggi di Time to Log off, ha confessato di «essersi sentito incredibilmente ricaricato e rinfrancato» e di aver messo a fuoco «quanto fosse dipendente dai mezzi elettronici». In fondo il primo passo è decidere di partire. Prendere coscienza di un problema significa già cominciare un percorso per risolverlo. La missione di Tanya Goodin, che porta i suoi ospiti in Italia o alle Hawaii, vuole insegnare loro a riscoprire la vita e a imparare a usare smartphone e pc come dei mezzi, non come appendici di noi stessi senza i quali è non possiamo vivere.

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