7 Marzo Mar 2016 1602 07 marzo 2016

Dalla Concordia al museo londinese

Antimo Magnotta è il pianista che ha vissuto in prima persona la tragedia della nave da crociera affondata al largo dell'Isola del Giglio. Ora il 45enne non ha smesso di suonare trovando lavoro, dopo diverse peripezie, nel Regno Unito.

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Una cicatrice ancora aperta. Che pulsa, fa male. Soprattutto a chi, quella notte del 13 gennaio 2012, sulla Costa Concordia c'era e ha vissuto sulla propria pelle la tragedia di un moderno Titanic. E come sul transatlantico britannico, affondato tra il 14 e il 15 aprile 1912, sulla nave c'erano, oltre al personale di bordo e ai tantissimi passeggeri, anche diversi musicisti. Loro però, come si vede nel film di James Cameron, non sono restati sul ponte inclinato della nave a suonare un'ultima canzone ma si sono dati da fare per salvare e salvarsi. In mezzo alla calca di questa massa di sopravvissuti emerge anche la figura di Antimo Magnotta, il pianista di 45 anni che ha vissuto sulla propria pelle l'affondamento della Costa Concordia.

CUORE VAGABONDO
Quello di Antimo non era il primo viaggio su una nave da crociera. La voglia di viaggiare aveva caratterizzato l'intera esistenza del musicista che sin dall'età di 6 anni, quando suo padre gli aveva regalato una «meravigliosa enciclopedia», aveva espresso il desiderio di vedere il mondo. Magari farlo per lavoro, grazie anche alla passione per la musica: «Ho chiesto ai miei genitori di imparare a suonare il piano. Non ci sono musicisti nella mia famiglia e, da quello che so, non ce ne sono mai stati. Solo operai e gente che ha sempre lavorato duro», ha raccontato a Il Fatto Quotidiano. Così, dopo il diploma al conservatorio all'inizio degli Anni '90 per Antimo si è avverato il sogno. Eccolo quel ragazzo pieno di talento e passione imbarcarsi come pianista di bordo su una nave da crociera: «Ho superato l’audizione e così si è avverato il mio piccolo sogno: suonare e viaggiare».

CAMBIA VITA
Poi qualcosa si è rotto per sempre e quello che era uno splendido sogno si è tramutato in un incubo fatto di mare e lamiere. Il mare era quello dell'Isola del Giglio, le lamiere quelle della Costa Concordia: «L'imbarcazione si è paurosamente piegata su di un fianco, una falla ha causato un naufragio a cui in molti non sanno ancora dare una spiegazione. Dallo sgabello del piano mi sono ritrovato dopo diverse ore appeso ad un cavo sulla fiancata esterna della nave in attesa di soccorsi», ha raccontato. «Solo grazie alla forza che ho trovato pensando a mia figlia sono riuscito a raggiungere in maniera rocambolesca la terraferma», ha aggiunto. Proprio questa tragedia ha portato il pianista a dire addio alla sua vecchia e cara vita.

A LONDRA
Antimo cercava infatti un nuovo inizio, e lo ha fatto a Londra dove sperava di migliorare la sua condizione disperata di divorziato squattrinato e padre. Il lavoro però stentava ad arrivare tanto che l'uomo ha iniziato a 'truccare' i curricula pur di ottenere un posto di lavoro. Andava bene anche fare il commesso, il dog sitter o il cameriere. Non importava, l'unica cosa a cui Antimo teneva era avere anche un piccolo stipendio con cui sopravvivere. Poi la fortuna è cambiata e Antimo ha ricvevuto un'offerta da una compagnia che gestisce ristoranti all’interno di istituzioni museali. Il lavoro è al caffè storico del Victoria & Albert Museum. L'unico che ha un pianoforte.

LA FORZA DEL DESTINO
«Quel piano, muto, al centro della sala mi faceva contorcere lo stomaco dal dolore», ha spiegato. Un dolore così forte che lo ha portato il 44enne a confessare al suo datore di lavoro che il curriculum che aveva consegnato era inventato: «Sono un pianista», gli ha semplicemente detto. Il manager del caffè allora gli ha offerto una possibilità. Antimo non ha sbagliato e da quel giorno è diventato il pianista del caffè storico del Victoria & Albert Museum, considerato tra i più importanti musei al mondo dedicati alle arti applicate e alle arti minori. Ora il suo sogno è un'altro, mettere in musica ciò che ha vissuto quella tragica notte del 13 gennaio 2012.

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