3 Marzo Mar 2016 1010 03 marzo 2016

Paesi in cerca di suffragette

Dal Brunei alla Città del Vaticano ci sono ancora Stati dove le donne non possono votare. Uno smacco per quei movimenti che sin dall'Ottocento si sono battuti per i diritti femminili.

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suffragette

Una storia di ieri per donne d'oggi. Perché quello delle suffragette, tornato agli onori della cronaca anche grazie al film diretto da Sarah Gavron al debutto in Italia giovedì 3 marzo 2016, è un tema tanto 'antico' quanto attuale. Un tema che parla di subordinazione ed emancipazione, di sesso debole e sesso forte, di maschi contro femmine. Un qualcosa di ancestrale che è nato insieme al mondo e con il mondo si è evoluto. E poi perché proprio suffragette? Perché un termine così derisorio per indicare tutte coloro che si sono battute per i diritti delle donne? Anche questo fa parte della storia. Di quella concezione primitiva insita nel genere umano che ha visto per molto tempo, forse troppo, il mondo femminile sottomesso a quello maschile. Una situazione che resiste stoica in alcuni Paesi del mondo come il Libano, dove si ha un suffragio parziale, il Brunei e Città del Vaticano dove il pontefice viene eletto durante il conclave tenuto dai cardinali. Abbattute invece le barriere della segragazione in Arabia Saudita dove, il 12 dicembre 2015, per la prima volta 865 donne hanno potuto votare per la prima volta nella storia del Paese. Una situazione che non sarebbe andata giù alle suffragette che per anni hanno combattuto a favore dei loro diritti.

PRIME MOSSE
Ed eccoli i primi timidi accenni di femminisimo. Era il 1789, in Francia infuriava la Rivoluzione e i Cahier de Doléances des femmes avanzavano al nuovo governo una prima richiesta formale di riconoscimento dei diritti delle donne. Accanto a questa 'temeraria' rivendicazione, un'altra eroina delle lotte femministe stava dando vigorose spallate all'impianto dell'Ancien Régime ormai sul punto di crollare. Olympe de Gouges, autrice del romanzo Le prince philosophe, chiedeva a gran voce maggiori diritti per il genere femminile. Una presa di posizione che l'aveva portata anche a scontrarsi con Robespierre, che, nel 1793, la fece ghigliottinare.

NEL REGNO UNITO
I tempi non erano ancora maturi, almeno non come quelli che si presenteranno durante la seconda metà dell'Ottocento. Questa volta la Francia e le eroiche gesta di Olympe non c'entrano nulla. Bisogna infatti attraversare il Canale della Manica direzione Gran Bretagna. Qui le donne avevano iniziato la loro personale lotta per favorire un cambiamento radicale all'interno della società, una società che doveva garantire maggiori diritti alle donne. E in prima linea a peronanre la causa femminista si trovava John Stuart Mill. Già, un uomo. Ma un uomo che per primo aveva proposto l'idea del suffragio femminile, il grande cambiamento che avrebbe portato nel tempo numerose persone al suo fianco, pronte a lottare per la stessa causa. Dovranno passare comunque molti anni prima che quello delle suffragette si trasformi, nel 1869, in un vero e proprio movimento nazionale. Da qui prese le mosse, nel 1987, la Società Nazionale per il suffragio femminile (National Union of Women's Suffrage), fondato da Millicent Fawcett.

IL NUOVO SECOLO
Comizi, scritte sui muri, cartelli con slogan. È stato il Novecento il vero e proprio trampolino di lancio per il femminismo. Ecco che nel Regno Unito molte donne chiedevano a gran voce un cambiamento che veniva auspicato ormai da tempo. Nessuno sembrava essere in grado di fermare l'ondata in rosa che chiedeva diritti equiparabili a quelli degli uomini. Ad agevolare e accelerare il tutto è stato lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Con figli, padri e mariti a combattere, sempre più donne venivano impiegate per svolgere lavori che in un primo momento erano stati ad appannaggio del solo genere maschile. Una strada intrapresa che non poteva portare indietro. Nel 1918 così il Parlamento del Regno Unito approvò la proposta del diritto di voto limitato alle mogli dei capifamiglia con certi requisiti. Solo più tardi, con la legge del 2 luglio 1928, il suffragio è stato esteso a tutte le donne britanniche.

NEL MONDO
Spinte dal successo e dai venti di cambiamento provenienti dal Regno Unito, sempre più donne in tutto il mondo si sono organizzate per chiedere ai rispettivi governi maggiori diritti. Ecco che negli Stati Uniti si sono formati movimenti del tutto simili a quelli inglesi. Ma se la Gran Bretagna riconoscerà il suffragio femminile parziale nel 1918, per poi estenderlo a tutte dieci anni più tardi, negli States è stato il 1920 l'anno della svolta con il riconoscimento del voto alle donne. In Europa la Germania ha anticipato tutti estendendo il voto nel 1919, mentre la Francia lo ha fatto nel 1945. E se in Italia le donne hanno ottenuto solo nel 1919 l'emancipazione giuridica e il diritto al voto il 30 gennaio 1945, la Svizzera ha aspettato il 1971 per estendere questo diritto alle donne.

L'EREDITÀ
Ma quella delle suffragette è un'eredità che prende spunto da un femminismo ancestrale per poi continuare proprio nei movimenti femministi della storia contemporanea. I movimenti sessantottini, la lotta per la legalizzazione dell'aborto e il diritto al divorzio, le leggi a tutela delle donne e contro quegli atteggiamenti violenti di uomini oppressivi e padri padroni. Ecco parte dell'eredità che le suffraggette, partite dall'Inghilterra vittoriana, hanno consegnato all'umanità.

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