2 Marzo Mar 2016 1933 02 marzo 2016

«Anche l'anatomia ha il suo fascino»

Abbiamo intervistato Angelina Whalley, moglie di Gunther von Hagens, il medico tedesco inventore della plastinazione e padre della rassegna Body Worlds: «La morte? È solo l’altra faccia della vita».

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Dr Angelina Whalley

Studi in medicina e chirurgia alle spalle, poi l’incontro con l’amore della sua vita, l’anatomista Gunther von Hagens, che l’ha distolta dalla carriera ospedaliera, per trasformarla in una portavoce della medicina preventiva. Lei si chiama Angelina Whalley: se il suo nome vi dice poco pensate a Body Worlds – rassegna internazionale con oltre 40 milioni di presenze nel mondo – un percorso didattico sull’anatomia umana con tanti spunti di riflessione su religione, filosofia, stili di vita. «Questo ruolo da ambasciatrice della salute mi ha formato moltissimo, offrendomi l’opportunità di conoscere altre culture», ha spiegato a LetteraDonna Angelina, 55 anni, da 20 mente progettuale dell’esibizione campione di incassi nel mondo e direttore dell’Istituto di plastinazione di Heidelberg. L’abbiamo incontrata presso il Porto Antico di Genova all’inaugurazione di Body Words al Cuore della vita- fino al 31 maggio presso i magazzini del Cotone – intenta a verificare la giusta collocazione dei 160 elementi, che raccontano il sistema cardiovascolare. Corpi umani e organi sottoposti alla plastinazione. Brevettato nel ’77 da von Hagens – premiato per questo dall’Association Science Technology Center – il procedimento sostituisce ai liquidi dei polimeri in silicone resistenti nel tempo.

DOMANDA: Si è mai pentita di aver rinunciato alla sua carriera in ospedale per seguire la mostra? 
RISPOSTA: No, per niente. Inizialmente non ero molto entusiasta all’idea di abbandonare il mio sogno: il mio obiettivo era aiutare le persone, ma mi sono poi mi sono resa conto che, con la diffusione di Body Worlds, potevo essere ancora più utile.
D: In che modo?
R: Contribuendo a prevenire le malattie, mostrando la differenza effettiva tra organi sani e organi malati. Si può definire un ruolo da «ambasciatrice della salute» nel mondo.
D: Lei e suo marito siete sposati da 25 anni, condividete lavoro e vita privata. Cosa risponde a chi lo definisce «controverso»?
R: Solo i suoi detrattori, per motivi etici, lo chiamavano così. Le polemiche si sono sedate non appena abbiamo dimostrato che i corpi utilizzati sono stati offerti da donatori al nostro Istituto di Heidelberg per fini scientifici.
D: Cosa li ha spinti a cambiare idea?
R: Visitare l’esibizione ha persuaso anche gli scettici. Molti sono rimasti affascinati dalla sua bellezza e dall’evidente scopo divulgativo, in favore dell’umanità.
D: Nel 2011 a suo marito è stato diagnosticato il Parkinson. Come ha reagito?
R: Come moglie e come medico mi sono sentita impotente. Il mio rammarico è non poter fare nulla per bloccare la degenerazione della malattia. Il mio sogno è formare nuovi medici che sappiano trovare rimedi efficaci per il cancro e le malattie neurovegetative tuttora inguaribili.
D: Da quel momento lei deve occuparsi di tutto.
R: Sì, anche del laboratorio. Per fortuna posso avvalermi di validi collaboratori, specializzandi nel procedimento della plastinazione.
D: Per via del suo lavoro si rapporta con la morte ogni giorno. Come ci si sente?
R: In molti me lo chiedono, ma per me che sono un medico, la morte è solo l’altra faccia della vita. I corpi polimerizzati sono infatti uno strumento per promuovere la vita.
D: Come?
R: La loro esposizione, per esempio, ha convinto molti a smettere di fumare e a intraprendere un’esistenza più salutare.
D: Qual è il criterio di scelta dei plastinati?
R: Ogni rassegna ha un suo specifico fulcro tematico, in base alla funzione umana da valorizzare e all’intento medico scientifico.
D: In che modo riesce a suscitare interesse senza impressionare?
R: Tutto sta nel modo in cui esponiamo: dipende dalle pose.
D: Quali sono le figure più attraenti esposte a Genova?
R: Ce n’è più di una. I pattinatori: due corpi, pattini ai piedi, che si tengono per mano in posizioni estreme, per poterne apprezzarne l’apparato muscolare. Lo stesso vale per Il giocatore di scacchi, intento a riflettere sulla prossima mossa, mentre dal suo busto è visibile una sezione verticale del sistema nervoso centrale. Nuovo e già famoso è  anche Il domatore di onde, con i tendini tesi allo strenuo. Tutti dalla grande valenza artistica.
D: Sulla base dei registri delle presenza finora, molti dei visitatori della rassegna sono giovani o giovanissimi.
R: Finora ne abbiamo contati oltre 140mila, tra studenti di scuole primarie e secondarie, in visita con i professori. Senza considerare i bambini accompagnati dai propri genitori. Sono tanti anche i gruppi universitari, delle varie facoltà, non sono quelle scientifiche.
D: Come reagiscono i più piccoli?
R: Sono molto incuriositi e interessati. Per me, la soddisfazione maggiore è restare in contatto con alcuni di loro e scoprire come la mostra abbia influenzato le loro scelte future, orientandoli alla professione medica.
D: A proposito, ha figli?
R: Troppo dediti alla ricerca scientifica, non abbiamo avuto eredi. Sono, però, in ottimi rapporti con i tre figli che Gunther ha avuto dal precedente matrimonio. Posso dire, in un certo senso, che per me la mostra è stata come un figlio, per l’impegno e la dedizione richiestemi in questi venti anni.
D: Quali sono le prossime mosse di Body Worlds?
R: Tra le novità posso anticiparvi l’intenzione di inserire il corpo di transessuali, a scopo medico-divulgativo. Tra i nostri donatori, molti sono i transgender e meritano il loro spazio, in linea con l’evoluzione dei costumi della società.
D: E le prossime tappe della mostra?
R: Per la prima volta Body Worlds arriva in Turchia. Abbiamo appena finito di allestire sia ad Ankara che a Istanbul.
D: È preoccupata dalla reazione del pubblico islamico?
R: No. Sono fiduciosa che accorreranno in tanti, com’è stato per gli altri Paesi islamici dell'Africa e del Medioriente. In fondo, il nostro scopo è favorire una cultura della salute e prevenzione, ovunque nel mondo.

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