29 Febbraio Feb 2016 1823 29 febbraio 2016

«The Danish Girl? Un finale irreale»

Lo scrittore Francesco Rapazzini, autore delle biografie di Gerda e Einar, critica la pellicola di Hooper: «Nella realtà le cose andarono diversamente: nel film c'è un messaggio fuorviante e dannoso per il mondo trans».

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Un'interpretazione magistrale premiata con un Oscar come miglior attrice non protagonista quella di Alicia Vikander in The Danish Girl, in cui veste i panni e i vive i dolori di Gerda, pittrice danese moglie di Einar Wegener, una delle prime nella storia a essersi sottoposta a un intervento chirurgico di cambio di sesso per diventare Lili, Lili Elbe. Un'operazione mai tentata prima, un azzardo all'inizio degli Anni '30. Che Lili ha il coraggio di tentare ma che gli costerà la vita. È un film intenso, che fa male ma anche piangere di gioia The Danish Girl, che colpisce più per l'interpretazione di Gerda (Alicia Vikander) rispetto a quella dell'impeccabile Eddie Redmayne.

UN FINALE DIVERSO

Abbiamo parlato con Francesco Rapazzini, scrittore e giornalista trapiantato a Parigi, autore della raccolta di biografie Indomptables. À l'avant-garde du XX siècle (2013) nella quale si trovano quella di Gerda Wegener e Einar Wegener/Lili Elbe, fortemente critico nei confronti della trasposizione cinematografica della vera storia. Dettagli a parte, ci ha detto - come particolari sull'ambientazione o sulla personalità di Gerda, definibili come «licenze poetiche» del regista Tom Hooper - quello che è «inaccettabile» è il finale del film. «Il messaggio del film è che l'operazione che Einar-Lili ha subito è quella che l'ha uccisa: non è assolutamente andata cosi. Einar fu operato nel febbraio 1930 e divenne donna: Lili visse un anno e sette mesi felice come donna, si doveva sposare con l'uomo che amava, un francese». Morì di setticemia molto tempo dopo la seconda operazione, quella che doveva trapiantarle l'utero.

«UN MESSAGGIO FUORVIANTE PER IL MONDO TRANS»
«Il finale del film mi ha infastidito molto: l'operazione nella realtà fu riuscitissima, Lili visse da donna. Una persona transgender, o chi può riconoscersi in questa storia, è importante che abbia dei riferimenti veritieri sul passato: toglierli e far credere che l'operazione del cambio di sesso l'abbia uccisa è inaccettabile», dice ancora lo scrittore. Il film è un film, non è un documentario, riconosce Rapazzini. «Non mi aspettavo fosse tutto come nella storia originale, ma è il messaggio è fuorviante. Lili da febbraio 1930 a settembre 1931, per un anno e sette mesi, visse nel suo nuovo corpo di donna».
Il messaggio pericoloso del film? «Che ci gioca con il fuoco si brucia, sembra volere dire. Non diamo i transessuali un messaggio positivo del cambio di sesso perchè quando si cambia sesso si muore. Invece no, non fu così». «Se Lili non si fosse sottoposta al trapianto d'utero sarebbe sopravvissuta. Nel film di Hooper è invece rappresentata prima come uomo, poi come travestito: non come donna, se non per pochi attimi. Quella che voleva essere, e per una fase della sua vita riuscì a essere».

Alicia Vikander con la statuetta tra le mani.

EPA - ANSA

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