26 Febbraio Feb 2016 1804 26 febbraio 2016

Anni '80 mon amour

Gli eccessi, le contraddizioni, i suoni, le serie tivù di un'epoca passata ma ancora viva negli occhi di molti. La malinconia di quel periodo andato è diventato virale sui social.

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Erano gli anni di Drive In e dei quiz a premio di Mike Bongiorno, di Magnum P.I. e degli angeli di Charlie. Ma erano anche i tempi in cui si immaginava un futuro diverso stile Star trek o dove Cristina D'Avena monopolizzava con la sua voce cristallina le sigle dei cartoni animati. In televisione non c'era Antonio Banderas che intratteneva lunghi monologhi con la gallina Rosita e nelle confezioni delle brioche del Mulino Bianco si trovava sempre una sorpresa con cui divertirsi. Erano i favolosi Anni '80, quelli della caduta del muro di Berlino, della piaga dell'Aids, dell'elezione di Papa Giovanni II e della tragedia dell'Heysel. Un decennio intenso per qualcuno, solo sfiorato da altri. Un periodo da raccontare alle nuove generazioni o vissuto con la maturità di chi la guerra l'aveva vissuta nei decenni passati. Non uno sproloquio fine a se stesso, ma un'ondata di malinconia che ha invaso i social. Tanto che l'hashtag #INostriAnni80 è entrato subito nelle tendenze di Twitter riportando alla luce un passato fatto di luci e ombre, suoni e immagini, speranze e delusioni.

AL CINEMA
Un vero e proprio cult degli Anni '80 è stato sicuramente Il tempo delle mele. Il film che ha lanciato una giovanissima Sophie Marceau nell'olimpo delle stelle del grande schermo e che ha fatto innamorare intere generazioni cullate dalle geniali note di Reality di Richard Sanderson. Ma sono davvero molte le pellicole che hanno lasciato un segno indelebile. Perché gli Anni '80 sono stati sia quelli di Lino Banfi e del suo «occhio, malocchio, prezzemolo finocchio, ego me baptizzo contro il malocchio», sia quelli del carpe diem urlato dal professor Keating (Robin Williams) ne L'attimo fuggente. Ma è un periodo dove spopolano anche i duri a morire come la coppia Gibson-Glover diventata leggendaria grazie alla tetralogia di Arma Letale e quelli che hanno vinto l'Oscar come Platoon A spasso con Daisy.

CARTONI CHE PASSIONE
E se i più grandi passavano piacevoli serate al cinema tra lacrime, risate e introspezioni, i più piccoli sapevano che alle 16 in punto Bim bum bam e il pupazzo Uan li avrebbe condotti in un mondo fatto di cartoni animati, sigle frizzanti e tanto, tanto divertimento. La voce di Cristina D'Avena risuonava così nella maggior parte delle abitazioni degli italiani. Era il segnale che per i prossimi 120 minuti la tivù sarebbe stata monopolizzata da loro, i piccoli di casa. E allora spazio alle ladre di Occhi di gatto in combutta con l'incorreggibileLupin per rubare attimi di svago, o alla piccola Pollon sempre alla ricerca delle monete per diventare una dea a tutti gli effetti. Come dimenticare poi la timida e pudica Licia sempre dietro a Mirko dei Bee Hive o i Puffi che terminavano le loro avventure sempre con qualche perla di saggezza (non richiesta) di Quattrocchi. Poi anche le titaniche sfide tra Holly e Benji e Mila e Shiro. Perché un po' di sport non guastava mai.

IN TIVÙ
Terminati i cartoni ecco che la televisione tornava in mano ai più grandi. Era quello il momento di Mike Bongiorno e dei suoi giochi a premi portati in Italia direttamente dagli States. Ma c'è qualcuno che si ricorda del mitico Drive In? La trasmissione che ha lanciato diversi personaggi che hanno fatto la storia della tivù italiana. Da Ezio Greggio a Giorgio Faletti, da Gianfranco D'Angelo a Teo Teocoli. L'amarcord potrebbe andare avanti all'infinito come infiniti sono stati i volti passati sotto le 'grinfie' del vulcanico Antonio Ricci. E poi se nell'81 veniva lanciato Portobello e nel 1982 Corrado si cimentava con Il pranzo è servito, Piero Angela sbalordiva il pubblico italiano con Quark, diventato un vero e proprio pilastro della televisione italiana fatta per istruire e non solo per divertire.

I TELEFILM
«Dieci anni fa gli uomini di un commando specializzato operante in Vietnam vennero condannati ingiustamente da un tribunale militare. Evasi da un carcere di massima sicurezza si rifugiarono a Los Angeles, vivendo in clandestinità. Sono tuttora ricercati, ma se avete un problema che nessuno può risolvere – e se riuscite a trovarli – forse potrete ingaggiare il famoso A-Team». Forse questa frase, accompagnata da una ben nota musichetta di sottofondo, potrebbe catapultare tutti gli appassionato delle serie tivù direttamente negli Anni '80. Ma non solo Hannibal, Murdock, P.E. e Sberla. A far restare incollati gli spettatori ci hanno pensato anche i protagonisti di Hazzard con le folli corse sul generale Lee di Bo e Luke o le risse fumettistiche del Batman interpretato da Adam West o dell'incredibile Hulk.

ALLA MODA
Capelli cotonati, colori forti, trucco vistoso. Nulla a che vedere con i 'fini' risvoltini tanto alla moda nel 2000 o le creste ricche di ghirigori sfoggiate dai calciatori presi ad esempio dalle masse dei giovanissimi. Non che la moda negli Anni '80 fosse sinonimo di finezza. Forme geometriche, accessori ingombranti, look abbaglianti. Perché gli Anni '80 sono stati anche sinonimo di esagerazione. Leggings, camicie dalle maniche a palloncino, gonna jeans, piumini colorati. E se si voleva proprio essere alla moda un bello scaldamuscoli stile Flashdance o un paio di Ray Ban wayfarer nero o tartarugato stile Top Gun. Questi erano gli Anni '80 un guazzabuglio di idee e sentimenti. Uno stile di vita, un modo di raccontare se stessi attraverso le contraddizioni interne di un periodo che stava lentamente mutando.

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