25 Febbraio Feb 2016 1711 25 febbraio 2016

Stupro, il cervello non dimentica

Uno studio della Rutgers University ha dimostrato come le donne che hanno subito una violenza sessuale abbiano più possibilità di sviluppare nel tempo disturbi psicologici e una maggiore difficoltà ad accudire la prole.

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Da un lato c'è un trauma fisico. Momentaneo. Destinato con il tempo a riassorbirsi. Dall'altro uno shock mentale. Duraturo. Difficile da metabolizzare. Perché chi subisce una violenza sessuale è due volte vittima. I segni psicologici rimangono indelebili impressi nella mente. Soprattutto se avvenuta in giovane età (a livello mondiale, il 30 % delle donne nel corso della vita ha sperimentato una sorta di aggressione fisica o sessuale). Ecco allora che un gruppo di ricercatori statunitensi della Rutgers University è riuscito a dimostrare che l’aver subito uno stress di questo tipo può generare deficit cognitivi e alterazioni nel comportamento materno. Uno studio i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports.

LO STUDIO
Depressione e disturbo post traumatico da stress: sono queste le patologie che, con probabilità maggiori rispetto alle altre persone, questi individui rischiano di sviluppare. E proprio la correlazione tra stupro e malattia mentale è alla base dello studio da parte degli autori della ricerca. Gli scienziati hanno esposto dei topi di sesso femminile in età prepuberale a una convivenza forzata con topi di sesso maschile pronti all’accoppiamento. Insomma hanno ricreato una situazione di stress psicologico simile a quello che le donne subiscono quando vengono violentate. Dalle analisi è emerso che negli animali di sesso femminile i livelli di molecole associate allo stress erano nettamente superiori rispetto a quelle degli animali dello stesso genere non sottoposti alla convivenza forzata.

IN ETÀ ADULTA
A stupire maggiormente gli autori dello studio è stato il comportamento che i topi hanno avuto in età adulta. Gli animali di sesso femminile hanno infatti messo in evidenza problematiche legate all'allevamento della prole e all'interazione sociale. Questo ha fatto scattare un campanello d'allarme. Gli scienziati hanno comunicato che questi atteggiamenti possono presentarsi, persino con maggiore intensità, negli esseri umani, dotati di una psicologia più complessa rispetto a quella dei roditori studiati.

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