25 Febbraio Feb 2016 1420 25 febbraio 2016

Scafisti, baby è meglio

Sempre più minorenni vengono utilizzati per guidare i barconi verso l'Europa. Uno stratagemma che permette ai trafficanti di uomini di non esporsi ed evitare il carcere se intercettati dalle forze dell'ordine.

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Barcone-immigrati

Disperati, in fuga da una guerra che sta dilaniando il Paese che li ha visti nascere e crescere. È la storia quotidiana di migliaia e migliaia di migranti, pronti a salpare dalle coste libiche in direzione dell'Italia. Non la loro destinazione finale ma un punto di partenza per dirigersi verso Germania e Inghilterra. Spesso a condurli in Europa sono scafisti senza scrupoli, pronti ad abbandonare alla deriva le carrette del mare su cui sono stipate centinaia di persone. Figure crudeli che frequentemente sfuggono alla giustizia lasciandosi alle spalle un carico di morte e sofferenza. Cosa che, questa volta, non è successa nella notte di mercoledì 24 febbraio 2016 a Pozzallo, dove la Squadra Mobile di Ragusa ha arrestato sei individui di cui quattro minorenni.
CAPITANI IMPROVVISATI
Un fenomeno che i mercanti di uomini sembrano sfruttare sempre più per evitare il carcere quando catturati. L'idea è semplcie. Prendere dei ragazzini dai campi raccolta di Tripoli e dintorni per farli diventare motoristi o capitan men. Il tutto in cambio di una riduzione sul prezzo del viaggio o un misero guadagno. E sono proprio loro, i giovanissimi ragazzi che vengono da paesini sul mare delle coste africane, a offrirsi ai mercanti di uomini. Lo fanno sfuggire alla miseria che li circonda, come ha spiegato durante l'interrogatorio uno dei quattro minori fermati a Pozzallo.

TESTIMONIANZA PREZIOSA
Perché messi sotto torchio dagli inquirenti i giovani sono crollati, raccontando le loro storie e rivelando il nome del loro capo. Si tratta di un libico di nome Sonko e proprietario di diversi capannoni dove vengono stipati i profughi prima dell'imbarco e della fuga in gommone verso l'Italia. «Sono stato costretto a lasciare il mio villaggio per cercare una vita migliore. Ho raccolto dei risparmi e mi sono affidato a un'agenzia di viaggi legale del mio Paese, la Limbu. Poi, dal Mali fino al Niger, nella città di Agades. E da qui un gruppo di criminali del Gambia ha raccolto tanti di noi portandoci con grossi pick-up a Baye. Qui l’incontro con un capo. Lo chiamano Rasta. È lui che ci ha portati nel quartiere di Ghirigarash. E qui siamo finiti fra le mani di Sonko», ha raccontato uno dei giovani motoristi. Storie che combaciano e si ripetono. Storie maledette, che raccontano di una vita difficile ma piena di speranze.

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