18 Febbraio Feb 2016 1737 18 febbraio 2016

«Io in politica? C'ho da fa'»

A tu per tu con Alessandro Gassmann, al cinema con Onda su Onda. Molto attento ai temi etici e civici, a LetteraDonna dice: «Le unioni civili? Non ci tolgono libertà, la aggiungono».

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«Naufragare» per poi trovare un approdo miracoloso e riscoprire se stessi in un paradiso del Sud America. È quello che succede nella commedia Onda su Onda, nelle sale italiane dal 18 febbraio, con protagonista Alessandro Gassmann accanto a Rocco Papaleo, nel doppio ruolo di attore e regista. Una commedia «on the boat» in cui  Gegè Cristofori (Papaleo), è un cantante fallito che crede di aver trovato l'occasione della vita nel momento in cui gli offrono di fare un concerto a Montevideo. Per raggiungere l’Uruguay affronta un viaggio surreale in nave dove incontra (e si scontra) con il burbero cuoco di bordo Ruggero (Gassmann). Una volta giunti nella capitale, Gegè si ritrova senza voce e sarà proprio Ruggero a offrirgli la soluzione per realizzare il proprio sogno. Tra atmosfere rarefatte, battute irriverenti e musiche spettacolari i due uomini, che sanno essere allo stesso tempo ironici e malinconici, si scoprono amici. Alessandro ha raccontato a LetteraDonna il suo personaggio, l'esperienza in Uruguay e i suoi progetti futuri.


DOMANDA: Ci racconti del suo personaggio, il cuoco filosofo Ruggero.
RISPOSTA: È uno dei personaggi che mi somiglia di più. Il ruolo di Ruggero mi interessava perché mi ha dato la possibilità di lavorare, non tanto sul mio corpo, quanto sulla mia persona: nella vita sono un timido e introverso di natura. Sono migliorato facendo questo mestiere.
D: Come è stato ritornare sul set con Rocco Papaleo?
R: Dopo aver letto la sceneggiatura che mi ha divertito, e dopo la bellissima esperienza di Basilicata Coast to Coast non potevo non accettare. Rocco è uno dei pochi registi e attori italiani che frequento anche nella vita. Solitamente i miei amici non fanno parte del mondo dello spettacolo.
D: Un aggettivo per definire Papaleo come regista?
R: Lui per me è un regista jazz, perché parte da una solida base di scrittura, ma ha sempre orecchie molto attente. Le sue doti più grandi sono la capacità di ascolto e l'intelligenza. Le cose che mi piacciono di più in lui, poi, sono quelle imperfette. Riesce a rendere l'imperfezione un valore aggiunto del film.
D: Come è stato, invece, girare in Uruguay?
R: Onda su Onda è stata l’occasione per vedere un luogo del quale sapevo pochissimo, conosciuto soprattutto per il calcio e per lo straordinario presidente Pepe Mujica. Per Rocco l'Uruguay è la Basilicata del Sudamerica. Un piccolo Paese stretto fra due grandi Paesi, l’Argentina e il Brasile, come la Basilicata che è una piccola regione fra due grandi regioni. Lì trovi il 45% della popolazione di origine italiana. Alcuni pensano addirittura di fare la farinata meglio di noi.
D: Un luogo che ha aiutato l’evoluzione del rapporto tra i due protagonisti?
R: È un territorio neutro dove apparentemente non succede niente, in cui tutto è statico, anche fermo nel tempo, con questa malinconia latente. Un Paese ideale per fare incontrare questi due personaggi agli antipodi e per farli scontrare in un terreno, diciamo neutrale, in cui le loro personalità si confrontano. Vivono solitudini diverse, ma insieme si reinventano.
D: Anche un suo aneddoto personale è legato al Sudamerica.
R: Sì, mio padre mi aveva detto che ero stato concepito su una spiaggia di Mar della Plata, ma mamma aveva una versione diversa. Quindi resta il dubbio.
D: È appassionato di viaggi?
R: Sì, sono un viaggiatore abbastanza seriale. Lo faccio spesso quando non lavoro. Sia la Basilicata che l’Uruguay sono stati dei viaggi bellissimi, umanamente parlando.
D: Come mai nel film non si cimenta nel canto?
R: C’era una scena in cui dovevo cantare Onda su Onda di Paolo Conte ma giustamente Rocco l’ha tagliata perché cantavo molto meglio di lui e ha voluto primeggiare!


D: Cantare le piace?
R: Ho un buon orecchio. Qualche anno fa ho addirittura inciso una canzone con Irene Grandi. Ho fatto persino un musical a teatro - A qualcuno piace caldo - in cui ballavo e cantavo dal vivo con l’orchestra, una delle cose più difficili da fare. Ma cantare mi imbarazza. Se posso, preferisco evitare.
D: Dal 16 febbraio al Teatro Argentina dirigerà Ottavia Piccolo con lo spettacolo Sette minuti di Stefano Massini. Di cosa parla?
R: È uno spettacolo che parla di donne e di diritto al lavoro. Un grandissimo successo arrivato già alla terza stagione. Tra l’altro diventerà un film diretto da Michele Placido e sono contento che questa storia verrà raccontata. Il testo è tratto da un fatto realmente accaduto in Francia pochissimi anni fa. Racconta di 11 operaie che fanno parte di un comitato di azienda e devono decidere se accettare o meno la richiesta dei nuovi proprietari della fabbrica di rinunciare a sette minuti della loro pausa.
D: E accettano?
R: No, dopo una notte passata a discutere decidono di non accettare la richiesta perché rappresenterebbe un arretramento rispetto alle grandi conquiste faticosamente ottenute dai lavoratori. Visto che ultimamente in Italia i passi indietro fatti sono stati grandi, credo che sia giusto raccontare questa storia.
D: Come procede il suo lavoro da regista?
R: Quest’anno sono in scena in Italia con tre spettacoli da regista: 7 minuti, Qualcuno volò sul nido del cuculo e La pazza della porta accanto. Gli ultimi due arriveranno in scena al teatro Eliseo di Roma nel 2017. Dal 2014 non sono più sul palco però mi è stata data la possibilità di dirigere storie interessanti. Tutte hanno tematiche che sento molto da vicino, come la privazione della libertà e i diritti dei lavoratori. Se posso raccontare storie che emozionano, che hanno anche un senso civico e sociale forte, mi fa doppiamente piacere.
D: In questo momento è occupato anche sul set, cosa sta girando?
R: Sto girando a Napoli I bastardi di Pizzofalcone,  una nuova fiction tratta dai romanzi di Maurizio De Giovanni, con Carolina Crescentini e Massimiliano Gallo, che andrà in onda nell’autunno 2016. Interpreto l’Ispettore Giuseppe Loiacono.
D: Lei ha anche forte un senso civico (ha lanciato su Twitter l'iniziativa #romasonoio contro il degrado della Capitale) e sui social discute spesso con parlamentari. Ha mai pensato di entrare in politica?
R: No, perché «c'ho da fa’».
D: Cosa pensa delle unioni civili?
R: Sono assolutamente a favore. Non tolgono libertà a qualcuno, ma la aggiungono a chi non le ha. Nel rispetto di tutti. Siamo l’ultimo Paese in Europa ad affrontare questo tema e penso proprio che sia arrivato il momento di dare gli stessi diritti a chi, peraltro, ha anche gli stessi doveri. Non dimentichiamolo.

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