17 Febbraio Feb 2016 1340 17 febbraio 2016

Una scuola «diversamente fruibile»

Miriam è una ragazza di 15 anni che avrebbe tanto voluto fare la cuoca. Ma è affetta da sindrome di Down e nessuno tra gli istituti che ha visitato dopo la fine delle medie è in grado di garantirle sostegno adeguato.

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Miriam Carrara è una ragazzina di 15 anni e come tutte le sue coetanee ha molti sogni. Uno in particolare: fare la cuoca. Ma lei è affetta da sindrome di Down e nella zona in cui vive non ci sono istituti alberghieri adeguati per accoglierla e seguirla negli studi.

LA LETTERA DI DENUNCIA DEL PAPÀ
Il suo papà, Luca, ha voluto raccontare in un articolo (scritto in prima persona, come se a parlare fosse la figlia) pubblicato sul Corriere l'esperienza della ragazza che, inizialmente decisa a seguire la sua passione per i fornelli, ha visto il sogno infrangersi davanti alle esitazioni e alle inadeguatezze del sistema scolastico.

UNA SCUOLA CHE SCORAGGIA I SOGNI
Nei luoghi per eccellenza votati all'educazione e all'incoraggiamento dei più giovani, infatti, Miriam ha trovato soltanto sfiducia e pessimismo. Prima tra gli insegnanti, che nel 2015 l'hanno 'costretta' a ripetere l'anno facendo sì, di fatto, che restasse isolata e indietro rispetto ai vecchi compagni: «Mi sono dovuta lasciar convincere che era la cosa migliore (io l’ho vissuta come una bocciatura), perché dovevo ancora crescere e, come se non bastasse, dovevo pure essere contenta. Lo facevano per il mio bene!», scrive nella lettera. Poi, nelle scuole superiori: finita la terza media, visitando gli istituti, la ragazza si è resa conto che non ce n'erano di adeguati alla sua disabilità: «Non ci sono insegnanti di sostegno, c’è il problema delle ore di assistenza, ma neppure l’ombra di un programma logico e magari inclusivo, pensato su misura per me»., ha scritto. E poi ha aggiunto: «So che i miei compagni sono preziosi e potenziali 'clienti' e ogni scuola cerca di accaparrarseli. Io invece sono un ulteriore 'potenziale problema'. Secondo voi a chi interessa un’alunna come me?».

IL LUOGO MIGLIORE PER «TENTARE DI DARE FORMA ALL'INCLUSIONE»
L'amarezza più grande deriva dal fatto che per Miriam l'ambiente scolastico era il più alto momento di socialità, un posto nel quale fare tante belle esperienze insieme a ragazzi della sua età: «Per me la scuola è il luogo privilegiato per crescere, cambiare e tentar di dare forma a questa benedetta 'inclusione'».

MOLTI RAGAZZI DISABILI RESTANO ISOLATI
Alla fine è stata costretta a 'scegliere' un istituto professionale solo per 'diversamente abili' ma, seppur il sogno di fare la cuoca sia andato «in fumo», è contenta: «Sono stata accolta con entusiasmo da tutti, compagni, insegnanti e dirigente», ha raccontato. La ragazza però sa bene, e ci tiene a sottolinearlo, che non tutti sono fortunati come lei, non tutti hanno qualcuno accanto che li accompagna, li aiuta, si batte, e si mette in gioco per loro. E molto spesso restano soli.

UNA SCUOLA «DIVERSAMENTE FRUIBILE»
Infinte la ragazza, tramite la penna e il cuore del padre, ci tiene a evidenziare: quella che nega i diritti o non crea le giuste condizioni affinché questi vengano concessi a tutti, non può che essere una sQuola, con la 'Q': «Perché una scuola che non riesce ad accogliere un alunno diversamente abile è una scuola diversamente fruibile».

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