15 Febbraio Feb 2016 1401 15 febbraio 2016

Morto per dovere

Ecco chi era Roberto Mancini, il poliziotto che aveva scoperto il traffico dei rifiuti in Campania e che è deceduto di cancro per colpa degli stessi veleni. Il 15 febbraio una fiction su Rai1 racconta la sua storia.

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Una vittima del dovere. È il riconoscimento che lo Stato Italiano ha tributato, postumo, a Roberto Mancini, il poliziotto che, indagando sul traffico dei rifiuti tossici tra Campania e Lazio, ha contratto il cancro ed è morto nel 2014. Un altro eroe nazionale che la Rai, al pari del sindaco pescatore, ha voluto celebrare e ricordare nella fiction Io non mi arrendo, interpretata da Beppe Fiorello.

UNA TRAGEDIA IGNORATA
Nella fiction Rai, però, il protagonista avrà il nome di Marco Giordano: «Abbiamo cambiato i nomi ma la storia è la sua», ha spiegato Fiorello in un'intervista a Quotidiano.net. Roberto Mancini era stato uno dei primi ad accorgersi del traffico di rifiuti che, a poco a poco, stava avvelenando quella che anni dopo sarebbe diventata nota come 'Terra dei fuochi'. Ma all'inizio degli Anni 90, quando cominciò la sua indagine, Mancini potè contare solo su un pugno di uomini e praticamente nessun aiuto da parte delle istituzioni.

SCAVARE TRA I VELENI
Come scrive il Fatto Quotidiano, Mancini ebbe un rapporto sempre difficile con i vertici della Criminalpol, di cui faceva parte. Era un sindacalista ed era noto come il 'poliziotto comunista'. Il suo dossier, secondo quanto riportato dall'Espresso, rivelava l'esistenza di una vasta rete dove camorra e imprenditoria erano strettamente intrecciate, ed è stato ignorato per dieci anni. Per procurarsi le prove, Roberto Mancini arrivò a scavare in prima persona nei terreni impregnati di sostanze tossiche. E fu proprio il contatto con queste sostanze a causare il cancro che nel 2014 l'avrebbe portato alla morte.

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