10 Febbraio Feb 2016 1643 10 febbraio 2016

Norma e il martirio delle Foibe

Norma Cossetto, studentessa universitaria istriana, nel settembre del 1943 venne torturata, violentata e gettata in uno degli inghiottitoi carsici che i partigiani jugoslavi usarono per uccidere migliaia di persone. La sua storia nel Giorno del Ricordo.

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norma cossetto

Fu trovata supina, con il corpo completamente torturato, il viso pieno di lividi e le braccia legate al fil di ferro a 136 metri di profondità in una di quelle terribili costruzioni dell'Istria chiamate Foibe. Era il 10 dicembre 1943 e Norma Cossetto era nata appena 23 anni prima. Classe 1920, era una bellissima ragazza solita andare in giro in sella alla sua bici per raccogliere informazioni sulla sua tesi di laurea che avrebbe dovuto intitolarsi Istria Rossa.

LE MINACCE E IL SEQUESTRO
Norma, che apparteneva a una nota famiglia di possidenti fascisti, dopo il diploma nel 1939 a Gorizia, si iscrisse all'università di Padova. Poi, come avveniva a quel tempo, a partire dal 1941 alternò lo studio a supplenze scolastiche. L'estate 1943, l'ultima prima di morire, la passò a preparare la tesi: trascorreva le sue giornate girovagando tra municipi e canoniche alla ricerca di archivi. Era il 25 settembre dello stesso anno quando un gruppo di partigiani jugoslavi irruppe in casa Cossetto razziando ogni cosa. Entrarono perfino nelle camere e spararono sopra i letti. Il giorno successivo prelevarono Norma che venne condotta prima nella ex caserma dei Carabinieri di Visignano dove i capibanda si divertirono a tormentarla, promettendole libertà e mansioni direttive, se avesse accettato di collaborare e di aggregarsi alle loro imprese. Al suo rifiuto, la rinchiusero nella ex caserma della Guardia di Finanza a Parenzo assieme ad altri parenti, conoscenti ed amici.

IL RACCONTO DI UNA TESTIMONE
Lì restarono un paio di giorni, poi vennero trasferiti con un camion nella scuola di Antignana, dove Norma iniziò il suo vero martirio. Fu fissata a un tavolo con alcune corde e violentata da 17 aguzzini prima di essere gettata nuda nella Foiba poco distante, sulla catasta degli altri cadaveri degli istriani.  Licia, sorella di Norma, ricorda che dopo il ritrovamento del suo corpo una signora che volle restare anonima le si avvicinò e le disse: «Signorina non le dico il mio nome, ma io quel pomeriggio, dalla mia casa che era vicina alla scuola, dalle imposte socchiuse, ho visto sua sorella legata ad un tavolo e delle belve abusare di lei; alla sera poi ho sentito anche i suoi lamenti: invocava la mamma e chiedeva acqua, ma non ho potuto fare niente, perché avevo paura anch'io».Quella di Norma è una delle storie più famose delle migliaia di vittime italiane torturate e uccise nei massacri delle Foibe: abbiamo voluto ricordarla, in nome di tutti gli altri,  il 10 febbraio, Giorno del Ricordo.

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