5 Febbraio Feb 2016 1829 05 febbraio 2016

«Sanremo? Una macedonia ragionata»

Intervista al critico musicale Mario Luzzatto Fegiz, che si prepara a seguire il Festival della canzone italiana. Intanto, affila gli artigli portando in scena il suo spettacolo Io odio i talent show.

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MLFegiz

Sarà capitato anche a voi di sentirlo parlare in radio o in tv, o di leggere i suoi articoli: se c'è una canzone o un album che non lo convince non ci pensa due volte a dirlo, anche a costo di farsi qualche nemico tra gli artisti (e non solo). Sarà per questo che Mario Luzzatto Fegiz è considerato il più temuto critico musicale italiano. Più recentemente, però, si è distinto come grande detrattore dei talent show, portando in scena la sua avversione con la complicità del regista Maurizio Colombi, insieme al quale ha allestito uno spettacolo teatrale: il titolo è Io odio i talent show e dal 3 al 6 febbraio Mario Luzzatto Fegiz lo ripropone al Teatro di Vetro di Milano. Ad accompagnarlo sul palco, in un tripudio di parole e musica, la Fegiz Band. Lo spettacolo ha una forte connotazione autobiografica e racconta la storia di un critico che, con l'avvento dei talent, si sente derubato della sua autorevolezza.

DALLE CONFERENZE AL PALCOSCENICO
Il motivo? Questi programmi, grazie anche al televoto, hanno reso il pubblico sovrano e in grado di decidere chi può diventare o meno una star. «Tutto è partito da una serie di conferenze fatte insieme a dei musicisti, in cui mi capitava di raccontare aneddoti della mia vita. Claudio Trotta, mio impresario dell'epoca, mi ha messo in contatto con Maurizio Colombi che, nel giro di due mesi, mi ha trasformato da giornalista ad attore. All'inizio ero molto nervoso, ma poi mi sono reso conto che questa esperienza rappresentava per me solo un valore aggiunto», racconta Fegiz. «Alcune cose sono state inventate, ma fa parte del gioco, non è come nel giornalismo in cui devi dire la verità». E a proposito di verità, noi di Letteradonna ce la siamo fatta dire tutta dal noto giornalista. Non solo sui talent, ma anche sulla musica italiana. E, soprattutto, sull'imminente Festival di Sanremo.

DOMANDA: Da dove arriva l'odio nei confronti dei talent show?
RISPOSTA: Li considero una catastrofe mondiale, perché non solo hanno posto fine al potere della critica (e io, in quanto critico, mi sento derubato di esso), ma anche perché ora ci ritroviamo la scena piena di cantanti e musicisti, anche se non c'è posto per tutti. È come far navigare una porta-aerei sul Lago di Como.
D: Com'è cambiato il panorama musicale italiano nel corso degli anni?
R: Molto, perché oltre a questi giovani artisti dei talent (a Sanremo, su 20 Big in gara, ben 14 arrivano da questi programmi), ci sono i rapper che hanno ormai sostituito i cantautori, ai quali io sono comunque rimasto legato. Poi è diverso anche il modo di ascoltare la musica: un tempo c'erano pochi canali, ora invece con internet si è aperto un mondo.
D: Ha ammesso di essersi sbagliato nel giudicare Marco Mengoni. Come mai?
R: Si, mi sono pentito di avergli dato un 4 a Sanremo, non capendo il suo genio artistico. Comunque non è la prima volta che mi sbaglio, mi era già capitato con Renato Zero ed Eros Ramazzotti.
D: Come arriva a stroncare una canzone o un album?
R: In realtà è raro che stronchi, lo faccio solo quando capisco che un artista sta prendendo in giro sé stesso e il pubblico. Un esempio? Baglioni ai tempi in cui cantava cose tipo «insolite insolute insalate»: in quel caso uno non fa più il cantautore, ma lavora in realtà per la settimana enigmistica.
D: Quanti nemici si è fatto negli anni?
R: Parecchi. Mi ricordo ancora quando scrissi un articolo su Viaggiatore sulla carta del tempo di Claudio Baglioni e Fabio Fazio, consigliando di non vedere il programma e di non comprare l'album. Ora capite perché Fazio non mi invita mai ai suoi programmi.
D: Quali sono gli artisti che oggi stima?
R: Adoro Paolo Conte e mi piace anche Jovanotti
D: E quelli invece che trova sopravvalutati?
R: Battiato è ormai diventato troppo uguale a sé stesso e Alessandra Amoroso rimane per me un caso misterioso.
D: Che cosa pensa del cast di Sanremo 2016?
R: Devo dire che quest'anno trovo più interessanti i giovani, rispetto ai big. In particolare mi ha colpito Irama, un Tiziano Ferro dallo stile più accelerato.
D: Il festival è ancora la vetrina della musica italiana?
R: Non lo è mai stata, cerca semplicemente di mettere diversi ingredienti per fare contenti tutti. È una macedonia ragionata che rispecchia le tendenze del momento.
D: A livello di ascolti come andrà?
R: Sarà un successo come sempre, anche perché con Carlo Conti sono assicurate faville. Poi quest'anno c'è anche la più brava imitatrice che abbiamo, ovvero Virginia Raffaele.

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