2 Febbraio Feb 2016 1434 02 febbraio 2016

«I compiti sono discriminanti: aboliamoli»

Il dirigente scolastico Maurizio Parodi ha lanciato una petizione online per cancellare l'obbligo di esercitarsi a casa da parte degli studenti. «Le nozioni ingurgitate attraverso lo studio domestico non servono a nulla».

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La rivolta contro i compiti a casa inizia dal web. La petizione online lanciata dal dirigente scolastico Maurizio Parodi sta infatti ottenendo ottimi riscontri, ben al disopra delle più rosee aspettative. «Chiediamo che i compiti a casa siano aboliti, nella scuola dell'obbligo», ha scritto il preside di un istituto genovesese nel documento che spiega le motivazioni della petizione.

LE MOTIVAZIONI
Secondo Parodi i compiti dovrebbero essere banditi perché «inutili. Le nozioni ingurgitate attraverso lo studio domestico per essere rigettate a comando (interrogazioni, verifiche...) hanno durata brevissima». Ma il preside rincara la dose. Gli esercizi fatti a casa infatti sarebbero discriminanti, perché avvantaggiano gli alunni con genitori che possono seguirli, e prevaricanti, questa volta perché ledono il diritto al riposo e allo svago. Una descrizione del tutto negativa dei compiti che favorirebbero addirittura, sempre secondo il dirigente scolastico, il precoce abbandono scolastico.

STUDIO OCSE
Tra il 2014 e il 2015, l'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici) ha pubblicato uno studio che avvale le accuse mosse da Maurizio Parodi. Secondo l'ente «i compiti a casa rappresentano una possibilità aggiuntiva per i docenti, ma possono creare diseguaglianze sui risultati di apprendimento degli alunni». Il motivo? È presto detto: lo studio domestico sarebbe utile solo se a ogni singolo alunno venissero assegnati esercizi adeguati alle loro specifiche capacità e competenze. Anche questa impossibilità di arrivare a risultati gratificanti autonomi, secondo Parodi, porterebbe gli studenti a non trovare le motivazioni giuste per completare o proseguire il proprio percorso scolastico.

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