1 Febbraio Feb 2016 1722 01 febbraio 2016

«Ecco perché indossiamo il velo»

Il 1° febbraio è il World Hijab Day, la giornata dedicata al copricapo portato dalle donne musulmane. L'obiettivo della celebrazione è combattere le discriminazioni di cui sono vittime le credenti nell'Islam.

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velo

Belle. Sicure di sé. Rafforzate. Le donne che indossano l'hijab si vedono così. O, almeno, quelle che aderiscono al World Hijab Day, la giornata mondiale dedicata al velo che si tiene il 1° febbraio di ogni anno. Solo che, in questa data, tutte le donne del mondo, musulmane e non, sono invitate a indossare l'hijab. Allo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica sulle continue discriminazioni che le donne islamiche subiscono a causa di questo capo d'abbigliamento.

COME È NATA
L'ideatrice delle giornata è Nazma Khan, una musulmana bengalese arrivata a New York all'età di 11 anni e cresciuta nel Bronx, vittima di continue discriminazioni causa del suo credo religioso e, soprattutto, del suo velo. «Alle scuole medie ero Batman, o un ninja», spiega alla Bbc. «Quando sono andata al college, dopo l'11 settembre, mi chiamavano Osama Bin Laden o terrorista. Era terribile». Furono queste esperienze a suggerire a Nazma che era necessario fare qualcosa per cambiare la situazione: «L'unico modo per porre fine alla discriminazione era chiedere alle nostre conoscenti di condividere l'esperienza di indossare il jihab». Un'idea che, a sorpresa, ha incuriosito migliaia di persone in tutto il mondo, tanto che il materiale ufficiale della giornata è stato tradotto in 22 lingue.

FAVOREVOLI E CONTRARI
«Prima di giudicare, copriti». È uno degli slogan adoperato sui social dalle pagine ufficiali del World Hijab Day per convincere anche le donne non musulmane, anche solo per un giorno, a indossare il velo. L'idea di fondo è far passare il messaggio che non è detto che le donne indossino il velo solo perché costrette o minacciate da padri, fratelli, suocero e marito. Ma che, anzi, spesso quella di indossare l'hijab è una libera scelta. Ma non mancano le voci critiche, secondo cui il velo, soprattutto nella sua versione integrale, è ormai un simbolo di oppressione, e che in realtà sono moltissime le donne obbligate a portarlo. Ma che cosa dicono le donne che sostengono l'Hijab World Day? Le storie raccolte sul sito ufficiale della giornata sono molte, ma alcune sono particolarmente significative, anche per capire il tipo di messaggio che gli organizzatori della giornata vogliono trasmettere al mondo.

L'ISLAMOFOBA
L'australiana di religione cristiana Laura ha spiegato che era convinta del fatto che i musulmani picchiassero le donne. A picchiare lei, però, è stato il suo fidanzato, cristiano e australiano come lei. Nei giorni successivi si è accorta della modestia e dell'eleganza delle donne musulmane, così ha cominciato a fare qualche ricerca sul Corano. Comprato l'hijab, l'ha indossato sentendosi protetta, una persona nuova.

LA CANADESE
Samantha ha indossato per la prima volta l'hijab per un mese intero. Credente, ma non religiosa, racconta che indossando l'hijab si è sentita libera dall'oppressione della società, ma anche più femminile e seducente. Di tanto in tanto, indossa ancora il velo per provare ancora queste sensazioni e sentirsi più vicina a Dio.

LA CRISTIANA
La polacca Julia spiega di essere cristiana e di non indossare l'hijab, solitamente. Ma, per dimostrare sostegno alle donne musulmane discriminate, ha deciso comunque di indossarlo, anche in virtù della sua amicizia con molte ragazze musulmane. A suo parere, il velo non è uno strumento di oppressione.

LA REGINETTA DI BELLEZZA
Naballa Chi, di Trinidad e Tobago, è una modella che posa sempre e solo col velo. Ma non è sempre stato così. Pur essendo cresciuta in una famiglia musulmana, ci sono stati dei momenti all'inizio della sua carriera in cui, per partecipare a dei concorsi di bellezza, ha rinunciato a indossare il velo. Ma, poi, si è resa conto di come questa rinuncia andasse contro tutti i suoi valori, e non tenesse conto del volere di Allah. Inoltre, non tollerava la visione di ragazze costrette a posare unicamente in reggiseno e slip, né tantomeno poteva tollerare l'idea di diventare una di loro.

LA CLANDESTINA
May è una ragazza filippina che si è convertita dal cristianesimo all'Islam di nascosto dai suoi genitori, dopo aver vissuto un periodo di grandi dubbi e domande a cui non riusciva a trovare risposta, trovandosi così vicina a posizioni atee. Per lungo tempo ha cercato di tenere nascosta la sua fede, ma infine è stata sorpresa dai famigliari intenta a pregare indossando l'hijab. Suo padre continua a essere all'oscuro della sua conversione. May non è libera di indossare l'hijab a casa, ma ha intenzione di portarlo con sé durante le giornate da trascorrere all'università.

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