27 Gennaio Gen 2016 1513 27 gennaio 2016

Niente parco giochi per i figli degli evasori

È successo a San Germano piccolo Comune del vercellese dove il sindaco ha vietato l'ingresso a scivoli e altalene, oltre che ad altri servizi, per chi non paga le imposte. «Bisogna educare i cittadini al rispetto della cosa pubblica».

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Non paghi le imposte? Allora tuo figlio non può giocare nel parco giochi comunale. Sembra uno scherzo di carnevale piuttosto che una delibera appoggiata dal primo cittadino di San Germano Michela Rosetta. Il sindaco del paesino in provincia di Vercelli (Piemonte), con un buco di bilancio da 100 mila euro e appena 1700 abitanti, ha infatti varato diversi tagli ai servizi per i cittadini. Stop così alla mensa scolastica, ai scacchetti gratis per i rifiuti e, tra gli altri divieti, anche all'accesso agli impianti sportivi e al parco giochi.

DURA LEX SED LEX
«Le imposte servono a finanziare i servizi e chi non le paga non ne ha diritto», ha spiegato Michela Rosetta al quotidiano La Stampa. Il provvedimento è stato preso dopo un lungo studio fatto dal palazzo civico su chi effettivamente ha pagato le imposte e chi no: «Abbiamo mediato con molte famiglie in difficoltà dilazionando gli arretrati, ma chi non è in un programma di rientro rinuncerà ai servizi finché non si accorderà con l’amministrazione», ha proseguito il sindaco. E nella lista nera del Comune di San Germano sono finiti circa 180 nomi che erano già stati avvisati dall'amministrazione comunale con una lettera ufficiale.

NON CHIAMATELO DIVIETO
Quello messo in campo dal primo cittadino Michela Rosetta non vuole però essere un semplice divieto «ma educare i cittadini al rispetto della cosa pubblica». Proibizione o meno, fatto sta che a rimetterci maggiormente sembrano essere i più piccoli. «Tra le famiglie a cui è stato sospeso l’ingresso al parco giochi ci sono molti nuclei di origine marocchina. Non è giusto far ricadere le responsabilità dei grandi sui bambini, che ora sanno di non essere ben accetti», ha spiegato sempre a La Stampa Aity Ahmed, presidente dell’associazione culturale musulmana Al Aman.

CHIESTO UN INCONTRO
Così Aity Ahmed ha chiesto al Comune un incontro per chiarire la vicenda e si dichiara anche pronto a portare in piazza l'intera comunità musulmana del paese se non dovesse avere risposte adeguate. «Le mie porte sono sempre aperte ma non accetto che si parli di discriminazione o razzismo, io ce l'ho solo con chi non paga. Alcuni rappresentanti dell’associazione devono restituire qualcosa ai sangermanesi, comincino loro: noi applichiamo le regole e chi non ci sta è libero di andare altrove», ha tuonato il sindaco.

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