20 Gennaio Gen 2016 1115 20 gennaio 2016

«Cambio vita con le pecore»

Intervista a Silvia Canevara, che ha deciso di abbandonare il lavoro di giornalista per abbracciare ritmi meno frenetici e più naturali. Come? Diventando un'allevatrice di ovini specializzati in... giardinaggio.

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Anni fa uno spot pubblicitario suggeriva di bere un liquore per contrastare la frenesia della vita moderna. Adesso, una risposta ad ansie e tensioni di un’esistenza sempre connessa, arriva da una donna di 36 anni, che a un certo punto ha deciso di mollare tutto, o quasi, e tornare alla natura. Fino ad un anno fa Silvia Canevara faceva la giornalista per un quotidiano di Lodi, la sua città. Doveva cercare le notizie, scriverle, era sempre al lavoro giorno e sera, anche nel fine settimana. Un ritmo che la stava divorando. Poi l’idea, nata proprio a margine di un servizio preparato per il giornale. Cambiare professione e avviare nella pianura lombarda un allevamento di pecore, per aiutare le aziende a fare giardinaggio in modo pulito. Questo sogno, diventato realtà, si chiama PECOrelle, ma è molto di più di un’impresa commerciale. Perché se è vero che Silvia Canevara porta il suo gregge nei prati da tosare e li lascia il tempo necessario perché finiscano il lavoro a regola d’arte, senza usare macchinari o inquinare, è anche vero che il suo progetto di vita sta diventando un punto di riferimento per molte persone che vorrebbero dare un taglio al passato e cercare la loro vera strada.

DOMANDA: Da cronista ad allevatrice. Come spiega questo cambio di rotta?
RISPOSTA: Dopo dieci anni in un quotidiano, ho deciso di rallentare. Avevo da qualche tempo questa idea che mi frullava in testa perché a una fiera avevo visto le pecore di Ouessant, che sono pecore francesi di taglia piccola. Ne ho parlato con il mio compagno Emanuele, che di mestiere fa il tree climber e sta sempre in mezzo alla natura, e lui mi ha spinta a provarci, spiegandomi che era il momento di farlo se davvero ci tenevo.
D: Un ritorno alla natura, insomma.
R: Sì, per questo il progetto si chiama PECOrelle, con la Eco maiuscola. È cambiato tutto. Adesso sto sempre all’aria aperta.
D: Ci parli dei suoi animali.
R: Le pecore nane di Ouessant arrivano dalla Bretagna e sono una razza particolare. Pesano al massimo 30 chili, le più grandi hanno la misura di un labrador, ma 'lavorano' bene nella natura. Al momento il mio è il gregge più grande di questa specie in Italia perché ci sono altri esemplari ma sono allevati da aziende che si occupano di cose diverse, dal miele all’olio, e in più hanno le pecore.

D: E il suo lavoro in che cosa consiste?
R: Il mio obiettivo è affidare piccole squadre del mio gregge alle aziende che hanno ampi spazi verdi e prati da tenere puliti. Le pecore, in numero adeguato allo spazio, rimangono per qualche mese in loco e fanno giardinaggio mentre si nutrono. In questo modo agiscono in modo ecologico. Io costruisco i recinti e la casetta per loro, poi vado a fare visite periodiche, mi occupo dei trattamenti, controllo come procede l’attività, sono a disposizione per ogni chiarimento. Ma in realtà è la natura che lavora, secondo le sue regole. Inoltre le pecorelle sono anche belle da vedere nei prati ai margini delle città. Questa è una cosa che mi entusiasma. È divertente guardarle andare a spasso. Si tratta di un ritorno al passato, per tutti quelli che arrivavano in ditta ma anche semplicemente in città.
D: Che effetto ha avuto su di lei questo cambiamento?
R: A parte il fatto che sono dimagrita di dieci chili e sono decisamente più in forma, ho anche capito cosa significa lavorare con le mani. Diciamo che sono passata da un lavoro intellettuale ad uno manuale e la mia vita non è più la stessa. In fondo ero stanca di lavorare con le parole. Con le parole uno può raccontare una cosa e il suo contrario, a volte anche cambiare i fatti. Quando invece hai a che fare con la natura non ci sono finzioni. Tutto è vero, faticosamente vero.

D: Quindi basta stress.
R: Effettivamente i miei tempi di lavoro adesso seguono ritmi antichi e sono più consoni alla mia indole, ma questo non significa che manchino elementi di ansia, visto che si tratta di un’impresa nuova e che non ho certezze sul futuro. Eppure non mi capita mai di essere angosciata. Tutto è nelle mie mani e questo mi rasserena.
D: Vuole essere d'esempio per qualcuno?
R: Confesso che non mi dispiacerebbe. Spero di catalizzare l’attenzione delle persone che vogliono recuperare la naturalità, la lentezza, la voglia di pace, il piacere di fermarsi per dieci minuti a osservare una pecora che bruca e si muove in un prato o di guardarla negli occhi. Come farebbe un bambino, con la sua libertà.
D: Sta funzionando?
R: Credo di sì. Al di là delle richieste di informazioni pratiche, sto ricevendo tante email da giovani che mi approvano. Mi dicono che stanno pensando di mollare tutto e cambiare vita, che gli ho dato speranza. Altri sottolineano che sono felici che sia stato il mio compagno a infondermi l’energia per decidermi. Sostengono che alla fine l’amore vince tutto. È naturale, quindi, ovviamente, ne sono convinta anch’io.

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