15 Gennaio Gen 2016 1300 15 gennaio 2016

Ecco chi l'ha assassinata

Cheik Diaw era arrivato in Italia da quattro mesi al seguito del fratello che risiede regolarmente nel Paese ormai da quattro anni. Il 27enne faceva lavoretti saltuari e in breve tempo si era costruito la fama dell'irascibile e arrogante.

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Non si conoscevano nemmeno Cheik Diaw e Ashley Olsen, la giovane statunitense assassinata alle 9.20 di venerdì 8 gennaio 2016. Anche per questo lui, un ragazzo senegalese di soli 27 anni, aveva inizialmente negato un suo possibile coinvolgimento nella morte della 35enne americana che ormai da anni viveva a Firenze. Ma quel mozzicone di sigaretta ritrovato accanto al corpo ormai senza vita della ragazza diceva il contrario. Perché su quella cicca si trovava il suo Dna che a lettere cubitali strillava la presunta colpevolezza dell'uomo.

IL FATTO
Era già notte fonda quando, al locale Montecarla di Firenze, Cheik Diaw e Ashley Olsen si sono incontrati per la prima e unica volta. Dopo qualche parola, la ragazza gli avrebbe offerto della cocaina e poi lo avrebbe invitato a seguirla a casa sua. «Lei ha insistito, e allora verso le 6.30 siamo andati a casa sua», ha ammesso il 27enne agli inquirenti. Lì i due, inebriati anche dall'alcol e dalla droga, avrebbero consumato un breve rapporto sessuale. Una cosa da niente. Almeno secondo Ashley. «Finito tutto lei ha iniziato a dirmi di andarmene che da lì a poco sarebbe arrivato il suo fidanzato. Mi ha trattato come un cane, spintonandomi e facendomi sbattere un fianco», ha aggiunto Diaw. E proprio quel gesto avrebbe scatenato l'ira del giovane senegalese. Prima una spinta, poi un pugno che ha steso Ashley. La ragazza, dopo essere caduta a terra, ha sbattuto violentemente la testa. «Era immobile, le ho preso il collo per provare a sollevarla. Non l'ho strangolato», ha provato a chiarire.

LA STORIA DI CHEIK
Cheik Diaw ha 27 anni e viene dal Senegal. Da qualche mese si trovava in Italia nella speranza di cambiare la sua vita. Anche perché nel Paese si trovava già il fratello Abraham con il permesso di soggiorno ormai da quattro anni. A Firenze Cheik ha iniziato a fare, come è solito raccontare, il manager delle pubbliche relazioni. In realtà è un buttadentro delle discoteche cittadine. Un lavoro che gli permette di pagarsi un modesto appartamento in via del Castagno. Un angusto abitacolo per lo più vissuto da senegalesi. Non è molto bravo in quello che fa. È vero, distribuisce solo volantini e raccoglie ragazzi da portare nelle sale fiorentine dove si balla e ci si diverte, ma lo fa con un troppa veemenza. Tanto che nel giro di poco tempo quel ragazzone di 27 anni si è costruito la fama di arrogante e violento. Tutta apparenza, dato che il suo non è un volto noto alle forze dell'ordine poiché incensurato. Cheik si trova nel carcere fiorentino di Sollicciano con l'accusa di omicidio aggravato dalla crudeltà per aver agito nei confronti di un soggetto di «minorata difesa», molto più debole.

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