12 Gennaio Gen 2016 1226 12 gennaio 2016

Festa a Cinisi per il boss più anziano del mondo

Fuochi d'artificio nel paese di Peppino Impastato per i 100 anni del capomafia Procopio di Maggio, uno dei fedelissimi di Totò Riina. Nonostante un'ordinanza li vietasse. Il sindaco: «Non siamo mafiosi».

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di maggio

Procopio di Maggio al ricevimento per il suo 100esimo compleanno (Corriere.it).

Fuochi d'artificio per il capomafia più longevo al mondo. Per festeggiare i suoi 100 anni, il boss Procopio di Maggio il 6 gennaio ha organizzato una festa in un locale con parenti e amici con tanto di giochi pirotecnici che non sono passati inosservati nel paese di Peppino Impastato, Cinisi.
Un rumoroso via vai, con tanto di processione, davanti alla palazzina in cui abita Di Maggio, uno dei fedelissimi di Totò Riina, l'unico componente della Cupola di Cosa Nostra rimasto in libertà. Per continuare con una grande cena in una delle sale ricevimenti più eleganti di Cinisi. E per finire, uno spettacolo di fuochi d'artificio. Nonostante il divieto del sindaco Giangiacomo Palazzolo di lanciare giochi pirotecnici fino al 10 gennaio.

UN FIGLIO ALL'ERGASTOLO E UN ALTRO UCCISO
Il primo cittadino si è detto turbato per questo ritorno sulla scena del vecchio boss, che ha un figlio all'ergastolo mentre un altro è stato ucciso nel settembre 2000 e ritrovato in mare: era stato messo in un sacco di plastica e gettato sui fondali marini ma è ritornato a galla nelle acque di Cefalù. A Repubblica, che ha dato la notizia della festa, il sindaco ha detto: «Oggi Di Maggio è innocuo ma questa è una vicenda che mi dà fastidio». E al Gr3 RadioRai ha chiarito: «C'era anche un'ordinanza che proibiva di fare giochi di fuoco. Quindi il mafioso Di Maggio che è uomo dei record negativi ne ha un altro quello di aver compiuto un reato a cento anni. È stato sanzionato amministrativamente e denunciato per inosservanza di un atto amministrativo. Il paese non è mafioso, lui ha festeggiato con alcuni parenti in un ristorante 35 - 40 persone per i fatti suoi».

L'AMAREZZA DI GIOVANNI IMPASTATO
«Provo tanta amarezza per quello che è accaduto», ha commentato pieno di delusione Giovanni Impastato, fratello di Peppino, «siamo di fronte a fatti negativi che bloccano la crescita di un paese. Spero che presto certi ricordi vengano cancellati: al funerale di mia madre, ad esempio, il paese non c'era. Ora, non dico che Di Maggio non dovesse festeggiare i 100 anni, un bel traguardo per lui, ma avrebbe potuto farlo in maniera più sobria».

DISSE ALLA STAMPA: «LA MAFIA NON ESISTE»
Un boss sui generis Di Maggio, uno dei pochissimi della vecchia guardia, forse l'unico della cupola mafiosa siciliana che ha rilasciato interviste. Al cronista de L'Unità che andò a trovarlo nella sua casa, che si apre sulla strada in un vicolo del comune marinaro, nell'agosto 1996, disse: «La mafia per me non esiste. Non ho mai sentito parlare di Cosa Nostra se non dai giornali e dalla tivù. Certo i morti in questi anni ci sono stati a Palermo e qualcosa per spiegarli ci dev'essere, ma di mafia non ho sentito parlare. E poi i pentiti: sono vigliacchi di personalità. Io devo pentirmi solo della fame che ho».

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