4 Gennaio Gen 2016 1151 04 gennaio 2016

Morire di parto in Italia

In Italia sono stati registrati 50 casi all'anno (un dato medio-basso): metà erano evitabili. Tra le complicazioni, l'emorragia post partum è la più frequente e riguarda il 52% dei decessi.

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graVIDANZA

Sant’Anna di Torino, Spedali Civili di Brescia, San Bonifacio di Verona, Bassano del Grappa: sono i quattro ospedali in cui in una settimana altrettante donne sono morte con i loro bambini in sala parto. Un'ondata di casi in pochi giorni, a partire da quello di Angela Nesta (che secondo il ministero della Salute sarebbe dededuta a causa di una «complicanza rarissima») che ha sconvolto l'Italia. Si può, nel 2016, morire di parto così spesso? Perchè può accadere? Domande che tante giovani mamme, ma non solo, si sono fatte dopo i quattro drammatici casi di cronaca.

IN ITALIA 50 CASI ALL'ANNO: UN DATO «MEDIO-BASSO»
Ogni anno in Italia si stima che circa 50 donne muoiano di parto: un dato medio-basso ma che potrebbe essere dimezzato. Nella metà dei casi il decesso avviene per emorragia e nelle regioni del Sud accade più di frequente che al Nord. Ma, oltre al luogo di residenza, ci sono altri fattori di rischio, come l'aumento dell'età materna, condizioni di deprivazione sociale e l'utilizzo del cesareo laddove non necessario. Nel momento in cui l'Italia si interroga su una serie di episodi fatali in sala parto, gli esperti però rassicurano.

COME REGNO UNITO E FRANCIA
«Non c'è motivo di allarmismo», ha commentato all'Ansa Serena Donati, responsabile del Sistema Sorveglianza Mortalità Materna dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss). «In Italia», ha precisato, «abbiamo un tasso medio basso di mortalità materna, pari a 10 morti su 10o mila nati vivi (ottenuto dall'incrocio di certificati di morte con schede di dimissioni ospedaliere in un periodo di osservazione dal 2006 al 2012), che porta a una stima complessiva di 50 morti l'anno. Siamo in media con Regno Unito e Francia. Nei Paesi occidentali la media è 20 su 100 mila, mentre il dato migliore è quello dei Paesi Bassi con sei». La diversità regionale si conferma caratteristica italiana. «In Toscana il rapporto è di cinque decessi ogni 100 mila nati vivi, in Campania il più alto con 13», ha specificato.

MORTI EVITABILI NEL 50% DEI CASI
La morte materna è, infatti, un indicatore della qualità complessiva del sistema sanitario. Per questo il ministero della Salute ha messo in atto un sistema di sorveglianza attivo che prevede l'analisi di ogni singolo caso attraverso audit clinici. «L'obiettivo», ha spiegato Donati, «è quello di capire a seguito di quali criticità organizzative avvengono questi episodi e su cosa investire: per ora abbiamo solo i dati del 2013 e 2014 relativi a sei regioni (Sicilia, Campania, Lazio, Toscana, Emilia Romagna e Piemonte), che parlano complessivamente di 39 decessi». Se è vero che il numero delle morti non può essere azzerato, è però molto comprimibile e «in quasi la metà dei casi potrebbero essere evitate».

EMORRAGIA POST PARTUM, LA CAUSA PIÙ FREQUENTE
Tra le complicazioni ostetriche registrate, l'emorragia post partum è la più frequente e copre il 52% delle morti. «Nella maggior parte dei casi», ha continuato, «è dovuta ad atonia uterina, ovvero mancanza di contrattività delle pareti dell'utero che dovrebbe aiutare i vasi sanguigni a chiudersi. La seconda causa, con il 19%, sono i disordini ipertensivi di gravidanza come eclampsia e preeclampsia, seguono le tromboembolie con il 10%. Abbiamo anche individuato quattro casi di puerpere morte a causa dell'influenza, una vera e propria sconfitta, considerato che in molti casi sarebbe evitabile con i vaccini consigliati per le donne in gravidanza». Diversi i fattori che aumentano il rischio, tra questi l'età materna. «Con l'età aumentano i fattori di rischio, ovvero diabete, pressione alta, sovrappeso e qualsiasi altra forma patologica cronica». Ma ad avere un peso, conclude, sono anche «le condizioni di deprivazione sociale e il basso livello di istruzione, così come l'utilizzo del taglio cesareo laddove non previsto da indicazioni mediche».
LORENZIN: «LINEE GUIDA PER LE DONNE INCINTE»
«Ho fatto un piano nazionale sulla prevenzione e salute di donna e bambino, con indicazioni per la prevenzione, il parto e la sicurezza di tutta la gestazione. Ora ho incaricato l'agenzia delle Regioni, Agenas, di fare delle nuove linee guida sulla prevenzione delle complicanze in gravidanza», ha detto in un'intervista a Repubblica il ministro della Sanità Beatrice Lorenzin. Sui recenti casi di decesso per parto, «non ho ancora le relazioni, quindi non posso esprimere un giudizio, ma parlando con alcuni tecnici mi sono fatta l'idea che si tratti di coincidenze. Sono tutti casi diversi tra loro, avvenuti in grandi ospedali», ha spiegato il ministro. «Aspettiamo cosa verrà fuori dalle ispezioni. Se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi».

«AL SANT'ANNA NON RISULTANO RESPONSABILITÀ DIRETTE»
«I primi risultati che stanno arrivando riguardano il caso di Torino, dove non risultano delle responsabilità dirette dell'Ospedale Sant'Anna», ha dichiarato a SkyTG24 il ministro Lorenzin sul caso di decesso per parto a Torino. Dai primi risultati, ha spiegato il ministro, «non risultano delle responsabilità dirette dell'ospedale, però stiamo anche investigando su tutta la fase precedente all'arrivo in ospedale, di questa come delle altre puerpere; quindi, probabilmente, lì c'è necessità di un rafforzamento di quello che è il monitoraggio e la sorveglianza di gravidanze che possono essere a rischio sul territorio».

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