29 Dicembre Dic 2015 1342 29 dicembre 2015

Alimenti ai figli, molti divorziati non pagano

I processi penali per il mancato versamento dell'assegno di mantenimento ai figli sono aumentati del 20% negli ultimi cinque anni. «Quasi sempre ne pagano il prezzo donne e bambini».

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Secondo quanto riportato da Repubblica, in Italia dal 1995 a oggi gli addii dopo dieci anni vita in comune sono triplicati, e le separazioni cresciute del 70%. Nello stesso tempo il 12% degli ospiti delle mense della Caritas sono proprio i separati e i divorziati el’8,5% sono donne con figli minori a carico. I processi penali per il mancato pagamento dell'assegno ai figli sono aumentati del 20% negli ultimi cinque anni.

«QUASI SEMPRE NE PAGANO IL PREZZO DONNE E BAMBINI»
Gian Ettore Gassani
, fondatore dell’Ami (Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani), e grande sostenitore del Fondo varato dal Governo (secondo il quale se il coniuge bisognoso non riceve l'assegno di mantenimento dall'ex, dal primo gennaio 2016 ottiene sostegno dallo Stato), spiega: «Sono anni che lo chiedevamo, anni in cui abbiamo visto la tragedia di famiglie ridotte sul lastrico dopo una separazione, e quasi sempre a pagarne il prezzo più alto sono le donne e i bambini». E aggiunge: «Nella maggioranza dei casi infatti a non pagare l’assegno di mantenimento sono i padri, in parte perché non possono, in parte perché ne approfittano».

PADRI SPESSO IMPUNITI
Spesso il crearsi di una nuova famiglia in seguito al fallimento dell'unione precedente fa sì che il genitore si dedichi totalmente alla nuova situazione, lasciando completamente il passato alle spalle e mettendo in difficoltà le ex mogli e mamme che, spesso, devono mantenere i figli con stipendi minimi. «Il Fondo servirà in situazioni come queste, ma ci vuole una stretta vigilanza: temo infatti che i padri inadempienti possano approfittarne per abdicare ancora di più dalla proprie responsabilità», ha affermato il fondatore dell'Ami.
Per Alessandro Sartori, presidente dell’Aiaf, associazione italiana avvocati della famiglia, il vero problema è però l’impunità: i processi aumentano, ma i padri che non rispettano i loro doveri non finiscono quasi mai in carcere, portando inevitabilmente le vittime alla battaglia legale.

«BISOGNA CONSIDERARE LE INEFFICIENZE DELLA GIIUSTIZIA»
Secondo Tiberio Timperi, giornalista separato, infine, «è una misura giusta, ma è anche una toppa sulle inefficienze della giustizia, dove ancora troppo spesso i giudici privilegiano d’ufficio il collocamento dei figli con le madri, e impongono ai padri assegni di mantenimento impossibili da onorare, fino a ridurli in miseria. Oltre ai soldi serve un cambio culturale nei tribunali».

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