18 Dicembre Dic 2015 1738 18 dicembre 2015

Oscar, l'italiano che corre per la Germania

Delusione per Non essere cattivo di Claudio Caligari escluso dalla corsa alla statuetta. Ma a rappresentare il nostro Paese c'è il regista Giulio Ricciarelli (tedesco d'adozione) con Il labirinto del silenzio.

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ricciarelli

Una foto di scena del film Non essere cattivo di Claudio Caligari.

Delusione italiana a Los Angeles:Non essere cattivo è stato escluso dalla corsa all'Oscar. L'Academy ha annunciato i titoli dei nove film stranieri che avranno la possibilità di concorrere per vincere la statuetta, e il film italiano del regista Claudio Caligari non è tra questi. Valerio Mastrandea, produttore del film, era stato a Los Angeles con il cast per presentarlo e in quell'occasione aveva detto di essere speranzoso, pur sapendo che la corsa sarebbe stata proibitiva. «Siamo come una piccola squadretta di provincia che all'improvviso si trova a giocare la Champions League e quello che posso assicurare è che non giocheremo per difenderci, ma con una formazione molto offensiva, un bel quattro-quattro-tre che ci permetta di provare a fare la nostra partita e imporre il nostro gioco». Mastrandrea ha comunque preso l'esclusione dell'Academy con ironia, proseguendo da tifoso romanista: «Era un'impresa dura, specie dopo che l'aveva già fatta lo Spezia all'Olimpico». «Noi continuiamo a giocare in giro per il mondo e per le città d'Italia in spazi meno ufficiali ma dove il cinema di Claudio fa quello che deve fare il cinema: emozionare, parlare, stare insieme», ha dichiarato.

I NOVE FILM CON LA NOMINATION
Un privilegio dato dall'Italia e sottratto dall'Academy che ha apprezzato altri film come The Brand New Testament, (Belgio), di Jaco Van Dormael, Embrace the Serpent, (Colombia), di Ciro Guerra; A War, (Danimarca), di Tobias Lindholm, The Fencer, (Finlandia), di Klaus Haro; Mustang, (Francia), di Deniz Gamze Erguven; Labyrinth of Lies, (Germania), di Giulio Ricciarelli; Son of Saul, (Ungheria), di Laszlo Nemes; VIva, (Irlanda), di Paddy Breathnach e Theeb, (Giordania), di Naju Abu Nowar.

Il regista Giulio Ricciarelli con gli attori tedeschi Johann von Buelow, Friederike Becht, Andre Szymanski e Alexander Fehling.

L'ITALIA CORRE CON IL REGISTA MILANESE RICCIARELLI
Tra questi, Il labirinto del silenzio di Giulio Ricciarelli, in uscita in sala il 14 gennaio con Good Films, è tra i nove film ancora in lizza per gli Oscar 2016 come Miglior Film Straniero. Un pezzo d'Italia corre quindi comunque per l'Oscar anche se il film del regista milanese (ma tedesco d'adozione) rappresenta agli Oscar la Germania.
La trama: fine Anni '50, i crimini di Auschwitz commessi durante la Seconda Guerra Mondiale sembrano rimossi dalla memoria collettiva e ignorati dalle istituzioni tedesche. Un giovane pubblico ministero, con l'aiuto di un giornalista, s'imbatte in alcuni documenti che permettono di avviare il processo contro i membri delle SS che hanno commesso crimini nei campi di concentramento.

UNA STORIA BASATA SU FATTI REALI
La storia racconta gli sforzi di questo giovane uomo per rompere la coltre di silenzio e assicurare i responsabili alla giustizia. Sullo sfondo di eventi realmente accaduti, Il labirinto del silenzio getta uno sguardo molto personale e particolare sullo stile di vita degli anni del 'miracolo economico', l'era delle sottogonne e del rock'n'roll, in cui le persone volevano solo dimenticare il passato e guardare avanti. Il film racconta in maniera emozionante un capitolo poco noto di quegli anni, che ha cambiato il modo in cui la Germania guardava al suo passato.

UN GRANDE CAST DI GIOVANI ATTORI
Giulio Ricciarelli, milanese di nascita e tedesco d'adozione, dirige qui Alexander Fehling (Bastardi senza gloria, Goethe!, Homeland) nel ruolo del giovane pubblico ministero Johann Radmann. Assieme a Fehling, un grande cast di giovani attori, tra cui André Szymanski nel ruolo del giornalista Thomas Gnielka, Friederike Becht in quello della ragazza di Radmann, Johann von Bülow, il collega procuratore che lo assiste, Johannes Krisch nella parte di Simon Kirsch; e la leggenda del teatro Gert Voss nella parte del Pubblico Ministero Generale Fritz Bauer, la forza trainante dietro ai processi di Auschwitz.

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