14 Dicembre Dic 2015 1417 14 dicembre 2015

Nasce Down, condannato ginecologo

I genitori della bambina avevano chiesto di essere messi al corrente in anticipo sulle condizioni di salute del feto. Il medico è stato giudicato colpevole per non aver fornito indicazioni precise.

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Un ginecologo di Mantova è stato condannato a risarcire i genitori di una bambina Down. Il medico, che era stato denunciato nel 2005 e giudicato innocente nei primi due gradi di giudizio, è stato giudicato colpevole in terzo grado per non aver eseguito sul feto esami che accertassero lo stato di salute della bambina. Libuse S. e suo marito Marco C. avevano già deciso di abortire nel caso in cui la figlia fosse nata affetta da gravi malformazioni e avevano quindi chiesto espressamente di essere informati in anticipo. Il ginecologo aveva sottoposto la donna al b-test (prelievo di sangue che fornisce un indice di rischio sulle patologie) risultato positivo, senza però approfondire ulteriormente le indagini sul feto, poi non riconosciuto dai genitori.

HA PROPOSTO L'ECOGRAFIA MORFOLOGICA QUANDO ERA TARDI
La decisione al terzo grado di giudizio di riconoscere la battaglia della coppia è in apparente contraddizione con gli orientamenti del Ministero della Salute che nel decreto sull'«appropriatezza prescrittiva» esorta, onde evitare sanzioni, a non disporre esami ridondanti per non allungare le liste d'attesa e aumentare gli sprechi. La Cassazione ha rovesciato le precedenti sentenze attribuendo al ginecologo non una colpa medica, ma il torto di non aver instaurato un corretto rapporto con la paziente.  La donna era preoccupata: «Il risultato del bi-test suonava come un campanello d’allarme visto che il livello di rischio era doppio rispetto alla norma», ha spiegato lei. «Mi ha prescritto l’ecografia morfologica oltre la 24esima settimana, quando non avrei più potuto interrompere la gravidanza», ha aggiunto.

AVREBBE DOVUTO FORNIRE INDICAZIONI PIÙ PRECISE
In questo contesto, secondo la Cassazione, il medico non aveva l'obbligo di eseguire altri esami (non essendo presenti particolari allarmi), ma avrebbe dovuto fornire alla donna indicazioni più minuziose su tutte le possibilità a disposizione (come l'esecuzione dell’amniocentesi e l’analisi dei villi coriali), anche nel caso in cui «esami, interventi alternativi o complementari comportino costi o rischi maggiori, essendo rimessa al paziente la valutazione dei costi e dei rischi».

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