9 Dicembre Dic 2015 1438 09 dicembre 2015

«Sfilerò in sedia a rotelle»

Quando sulla passerella le modelle sono disabili. E si vogliono sentire belle. Il défilé-evento 'Bellezza senza confini', in programma giovedì 10 dicembre a Salerno, per abbattere qualsiasi pregiudizio.

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«Sfilerò con un abito da sposa sulla sedia a rotelle, non ho altro modo. Mi muovo con stampelle e carrozzine dalla nascita, ma la disabilità forse serve anche a questo, a mostrare che esiste un'altra bellezza oltre a quella promossa dalla moda». Così, Benedetta De Luca, 28enne salernitana, racconta a LetteraDonna la sua prima volta da modella per l’evento-sfilata 'Bellezza senza confini', in programma giovedì 10 dicembre a Salerno, presso la sede comunale di Palazzo dei Marmi. Un'iniziativa per sensibilizzare all'inclusione sociale abbattendo lo stereotipo secondo cui un disabile tende a trascurarsi, a vedersi brutto e in secondo piano. Il progetto, lanciato dal marchio 'Beyouty' della lookmaker Francesca Ragone, si propone come un momento di integrazione tra arte, moda e sociale, in cui le protagoniste non sono modelle professioniste ma donne diversamente abili: «per me la bellezza è l’armonia delle imperfezioni. Non c’è alcun limite nel sentirsi belli e piacersi, ma questo deve valere sia per chi cammina perfettamente sia per chi deve aiutarsi con le stampelle. Ti devi piacere come sei per stare bene con te stesso e poi con gli altri », perché, spiega la Ragone, «la bellezza è la sintonia tra l’esteriorità e l’interiorità perché solo attraverso la personalità che possiamo trasferire la nostra bellezza agli altri».

LA BELLEZZA CHE VA OLTRE
'Bellezza senza confini' è il frutto di una maturazione personale e professionale grazie alla quale Francesca Ragone è riuscita a guardare oltre il mondo patinato delle passerelle :«L’esperienza come make-up artist alla fashion week di New York mi ha aperto le porte a questo approccio all’imperfetto. Le modelle disabili erano considerate alla pari a tutte le altre, nessun pietismo ma ricerca della propria bellezza. Lì ho imparato ad ascoltare prima di lavorare ».

LA PERCEZIONE DEL DIVERSO
La disabilità non è una cosa così immediata da percepire e spesso nasconde paure personali come quella di andare oltre, di distaccarsi dalla serena 'normalità', per questo è importante un lavoro su se stessi prima di approcciarsi agli altri: «capita che non riusciamo a vederci belle in altro modo e guardiamo le stampelle come un elemento freddo. Invece, dovremmo guardare la persona come un tutt’uno, la bellezza nella sua interezza. Quelle stampelle servono per dare sostegno alla sua camminata, sono un accessorio come una borsa o una collana», sostiene la Ragone.

BELLEZZA E DISABILITÀ
«Per me la bellezza è anche una sfida: ho scoperto quanto ancora quanto possiamo essere forti anche noi disabili, utili e belle», spiega Benedettache in passerella porta il candore della collezione sposa della stilista Pinella Passaro, tutor di successo nella rubrica wedding della trasmissione Detto Fatto su Rai 2.
Fascino da femme fatal, chioma bionda e rossetto rosso, la procace modella campana non ha dubbi sul valore di questa esperienza che l’ha aiutata a riscoprire con maggiore forza la sua femminilità, al di là delle patologie «essere disabile non equivale a essere brutti, tristi o ad aver poca voglia di vivere. Siamo belle e piacciamo. Io, la mattina mi guardo allo specchio e dico: sono bella anche io, che limite ho?».

IL CONTESTO SOCIALE
L’autostima e la forza personale non bastano, c’è bisogno di una efficace politica sociale che crei un contesto favorevole in cui un disabile possa costruire una propria identità e sentirsi perfettamente integrato nella società: «A Salerno vivo bene, è una grande città con tutti i servizi per noi disabili. I problemi più grossi li ho riscontrati alle scuole medie perché non c’erano le strutture idonee. Studio Giurisprudenza e un domani combatterò anche per queste cose», prosegue Benedetta.

IL RAPPORTO CON GLI ALTRI
Spesso, per un disabile, la difficoltà nel rapporto con gli altri proviene proprio dall’atteggiamento di chi ci circonda. La percezione della disabilità è ancora segnata da un tendenza al pietismo piuttosto che da un condivisione alla pari, come ha spiegato la modella: «Nel mio ‘io’ non mi sento disabile, a volte è più la società che me lo impone. Io mi sento bene con me stessa ma a volte sono gli altri a ricordarmi il problema! A scuola, per esempio, ricordo i commenti senza filtri dei compagni, oggi ho capito che non sono io il problema ma sono gli altri. Siamo esseri umani e abbiamo diritto a una vita dignitosa come tutti. La disabilità senza dubbio comporta problemi fisici e pratici ai quali, a malincuore, col tempo ci si abitua. A quello che non ci si abitua mai è la solitudine, il senso di inutilità, di abbandono: «Se provo a entrare nei pensieri di tanti disabili da nord a sud, credo che la domanda : 'cosa ci faccio io al mondo?' sia la più gettonata».

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