20 Novembre Nov 2015 1245 20 novembre 2015

Kamikaze che non lo erano

Il terrorista che si è fatto esplodere mercoledì 18 novembre durante il blitz nel covo di Saint-Denis non sarebbe la 26enne Hasna Ait Boulahcen. Lo confermano fonti di polizia.

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Il kamikaze che si è fatto esplodere mercoledì 18 novembre durante il blitz nel covo dei terroristi a Saint-Denis non sarebbe la 26enne Hasna Ait Boulahcen, ma il terzo terrorista il cui corpo è stato ritrovato la notte del 19 novembre nell'appartamento. Ad affermare che la donna non è morta da terrorista è stato prima Jean-Michel Decugis, giornalista di I-Télé, poi fonti di polizia. «È il terzo terrorista che si è fatto esplodere con la cintura esplosiva. Di rimbalzo ha fatto esplodere la donna», afferma il cronista. Come confermato all'Ansa dalla procura di Parigi, la notte del 19 novembre, tra le macerie del covo di jihadisti preso d'assalto dalle forze speciali alla rue du Corbillon, nel centro storico di Saint-Denis, sono stati ritrovati i resti del corpo di un terzo uomo ancora senza nome, oltre a quelli già identificati di Abdelhamid Abaaoud e della cugina Hasna.

AMAVA LE FESTE, NON LEGGEVA IL CORANO
Gli amici di Hsna, considerata fino al 20 novembre la prima terrorista a farsi saltare in aria nella storia di Francia, la avevano descritta come una amante delle feste, del divertimento: si faceva chiamare «cowgirl», perchè aveva una passione per i cappelli da cowboy. Si truccava e beveva alcolici, amava i social network. E non leggeva il Corano. Vestiva sempre jeans, scarpe da ginnastica e cappellino nero, fino a quando, solo otto mesi fa, ha iniziato a indossare il velo.

«SCAPPAVA DI CASA E FREQUENTAVA BRUTTE COMPAGNIE»
É il fratello Youssouf - con cui aveva un rapporto complicato e conflittuale- a raccontare chi fosse Hasna, scrive il Daily Mail: «Passava il tempo a criticare tutto. Rifiutava di accettare qualsiasi consiglio, non voleva che l’aiutassimo. Viveva nel suo mondo. Non era interessata a studiare la sua religione. Non l’ho mai vista aprire il Corano. Stava perennemente al telefono, su Facebook o WhatsApp. Le dicevo di smettere, ma non mi ascoltava». Youssouf ha anche accennato al passato della sorella:
«È stata vittima di violenze da quando era molto giovane e non ha mai ricevuto l'amore di cui aveva bisogno. Dall’età di cinque è stata presa in affidamento. Fino all’adolescenza era felice, poi ha iniziato a uscire fuori dai binari. Divenne spericolata, scappava di casa e sceglieva cattive compagnie».

VIVEVA CON UN'AMICA DA POCHE SETTIMANE
Tre settimane prima degli attentati, Hasna Ait Boulahcen aveva lasciato casa per andare a vivere con un'amica a Drancy, un sobborgo a nord est di Parigi. Youssouf racconta: «Domenica alle 19 mi ha telefonato perché l'avevo cercata. Sembrava che avesse rinunciato alla vita». Così il fratello si precipitò in macchina da lei, ma dopo aver aspettato 15 minuti e non aver ricevuto risposta se ne andò: «Mi ha telefonato, ma ho attaccato dopo averle detto di non chiamarmi più visto il disagio che mi aveva causato, farmi andare lì per niente», ha raccontato.

IL PRIMO CASO NEL 2005 A BAGHDAD
La prima volta che una donna europea si è fatta saltare in aria risale invece al 2005: si chiamava Muriel Degauque, di Charleroi, in Belgio, 38 anni, convertita all'Islam. Degauque azionò però la sua cintura esplosiva in Iraq, a Baghdad, riuscendo a uccidere soltanto se stessa e un soldato americano del convoglio che aveva preso di mira. E non militava certo tra le fila dell'Isis, che ancora era ben lungi dall'essere 'fondato'. In ogni caso, lo Stato islamico, sin dalla sua nascita, ha utilizzato le donne soprattutto come 'reclutatrici', per attirare attraverso il web potenziali combattenti in occidente, o possibili 'spose' per i mujaheddin.

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