19 Novembre Nov 2015 1153 19 novembre 2015

Il professore che vende i voti

Alla Sapienza di Roma un docente della facoltà di Architettura permetteva agli studenti disposti a pagare una somma di 2 mila euro di superare gli esami. Rinviato a giudizio.

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Per passare gli esami più ostici all'università studiare non era necessario. Bastava allungare una bustarella da 2 mila euro al professore Antonio Patruno, docente a contratto della facoltà di Architettura alla Sapienza di Roma.
«È una cosa illegale, lo so, ma me ne fotto» diceva l'insegnate senza sapere di essere registrato, prima di finire a processo per reati che vanno dall'induzione indebita a dare o promettere utilità, all'abuso d'ufficio, al peculato, fino al falso in atto pubblico. È stato rinviato a giudizio il 18 novembre dal gup.

UNA STUDENTESSA ALLE IENE
Patruno, nel novembre del 2011, era diventato il terrore di molti futuri architetti che, per laurearsi, dovevano superare le materie Statica e Teoria delle Strutture e Tecnica delle Costruzioni. Due corsi di cui Patruno, all'epoca dei fatti docente a contratto, aveva la cattedra. Esami talmente difficili da superare per i quali studiare, spesso, non bastava. Qualcuno, tra i corridoi dell'ateneo, raccontò però che un modo per passarla liscia esisteva: pagare. Una studentessa per denunciare i fatti, si è rivolta alla trasmissione televisiva Le Iene, andato in onda nel 2012. Con una microcamera, si era recata all'appuntamento con il docente per registrare tutto.

«NIENTE ASSEGNI, LE TRACCE RESTANO»
Ti metti in fondo, non consegni, almeno le persone hanno visto che stai fisicamente lì, capito?», diceva Patruno. Poi, elencava le domande che avrebbe fatto durante la prova: «Ti chiedo momento vettoriale e teorema di Varignon, poi passiamo al teorema di Huygens». «Ti fai le fotocopie di questa tesina, la discuteremo in sede d'esame, facci mettere una rilegatura diversa», proponeva alla studentessa. Con la quale il voto era stato concordato in anticipo: 28, ma sarà comunque alto. Il risultato? Costa 2 mila euro. Niente assegni, «perché di quelli resta traccia», dice Patruno.

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